Morti bianche, sì al dl che punisce gli industriali

Il governo approva le misure per
la sicurezza sul lavoro. L’imbarazzo del Pd: Veltroni prende le
distanze dal provvedimento. Il Pdl: "Sanzioni troppo pesanti". Confindustria: "Sinistra anti-impresa"

Roma - «L’ultimo atto di una sinistra anti-industriale e demagogica». A poco sono valsi i ritocchi dell’ultima ora al testo unico sulla sicurezza del lavoro. Poco efficaci le rassicurazioni del ministro Cesare Damiano: «Potrebbero esserci ancora limature, aggiustamenti..». A vuoto anche il tentativo di giocare d’anticipo annunciando, prima del Consiglio dei ministri, il raggiungimento di un accordo che non c’era. Sulla raccolta di leggi che dovrebbe dare una risposta al fenomeno degli incidenti in fabbrica, governo e industriali sono rimasti sulle posizioni di partenza. Il testo unico è stato approvato dal consiglio dei ministri, ma senza l’atteso sì di Confindustria. Accolto anche dal silenzio imbarazzato del Partito democratico, con il «falco» delle imprese metalmeccaniche Massimo Calearo fresco di candidatura.

Dal vertice confederazione degli industriali è arrivato un attacco all’esecutivo di quelli che non si sentivano da tempo. La delusione riguarda le conferma dell’arresto da 6 a 24 mesi per quei datori di lavoro che non fanno prevenzione. La parte sanzionatoria è stata in realtà mitigata rispetto al testo dei giorni scorsi, con l’introduzione di una deroga per chi si metterà in regola. Invece della detenzione, dovrà pagare una multa da 8 a 24mila euro. Continuerà comunque a rischiare di finire dietro le sbarre l’imprenditore che non abbia rispettato alcuni adempimenti formali che riguardano la sicurezza dei dipendenti.

Fatto che le imprese non intendono accettare. Anche perché - a loro avviso - non farà aumentare la sicurezza. «Così si rischia di non salvare una vita in più»; gli imprenditori - ha spiegato il presidente di Confindustria - chiedono «pene anche durissime per chi non si attiene alle regole, ma occorrono regole chiare». Per contro viale dell’Astronomia ha annunciato che su questo tema si muoverà da sola e punterà su prevenzione e formazione nelle aziende. Reazioni «sproporzionate» per il ministro del Lavoro Damiano, che respinge anche l’accusa di rappresentare una logica anti-industriale.

La speranza delle imprese è che questo sia il colpo di coda del governo uscente. L’ultimo atto di Romano Prodi, che ieri al Consiglio dei ministri ha difeso il testo anche di fronte alla prudenza del Partito democratico. Incoraggiato in questo dalla sinistra radicale. E non è un caso che Prodi abbia scelto di rompere il lungo silenzio, iniziato più o meno con l’inizio della campagna elettorale, proprio sullo schema di decreto uscito ieri da Palazzo Chigi. Il provvedimento, ha assicurato, «non ha intenti punitivi, non mette nel mirino le imprese, ma mette al centro la tutela della persona e il diritto al lavoro sicuro». Bisogna «evitare le polemiche: sollevare contrapposizioni è un’offesa nei confronti dei lavoratori».

La bandierina, insomma, è piantata. Con buona pace di Veltroni che, ieri ha cercato di prendere le distanze dall’inasprimento delle sanzioni. Il candidato del Pd ha spiegato di avere incontrato i portuali di Genova: «Non mi hanno chiesto di aumentare le sanzioni - ha spiegato - ma di aumentare la prevenzione attraverso la formazione».

Se l’imbarazzo del Pd si trasformerà in modifiche al provvedimento si potrà capire nei prossimi giorni. Adesso lo schema di decreto deve essere sottoposto al parere delle commissioni parlamentari competenti e al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. E gli imprenditori non disperano che dai parlamentari arrivino indicazioni a cambiare il provvedimento. Poi il via libera definitivo. I passaggi devono essere «rapidi» e tutto deve concludersi in poche settimane, ha auspicato il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero, esponente della Sinistra arcobaleno che non avrebbe voluto nemmeno la limatura sulle pene introdotta dal ministro Cesare Damiano. Che qualche indicazione delle imprese (alla trattativa hanno partecipato anche le altre associazioni datoriali) sarà accolta, lo ha fatto capire chiaramente Pier Luigi Bersani, ministro dell’industria uscente. Peccato che, come ha sottolineato l’esperto di Lavoro del Pdl Maurizio Sacconi, l’unica cosa nuova contenuta nel decreto, sia proprio «l’appesantimento delle sanzioni».