Morti bianche, il silenzio dello Stato

Il lutto per il susseguirsi di morti bianche ha trovato concordi - guai se fosse avvenuto il contrario - tutte le parti politiche. Anche il dibattito sulle misure da adottare per arginare il prezzo di vite umane imposto dagli infortuni sul lavoro si è mantenuto nell’ambito d’una civile dialettica. Resto anch’io in attesa di vedere come quest’emergenza sarà concretamente affrontata: ma intanto noto una curiosa assenza, nella discussione che attorno a un problema così importante s’è accesa.

Mi pare sia mancato, nell’intrecciarsi di opinioni e di proposte, ogni riferimento all’istituzione parlamentare che proprio per impedire le morti bianche è stata creata. In Senato esiste ed opera - già esisteva ed operava nella precedente legislatura - una commissione d’inchiesta che per oggetto ha proprio le morti bianche. La presiede il senatore Oreste Tofani di Alleanza nazionale che il 28 novembre dello scorso anno attestava come «nella scorsa legislatura l’attività della Commissione d’inchiesta è stata intensa e proficua, e il documento finale è stato approvato con il consenso unanime di tutti i commissari». Che bello. Poi, il 20 marzo di quest’anno, la succitata Commissione ha varato, di nuovo all’unanimità, una «relazione intermedia » che consigliava il coordinamento, l’armonizzazione, la razionalizzazione dei vari interventi legislativi e governativi così da «impedire sovrapposizioni e duplicazioni di interventi » e garantire indirizzi omogenei su tutto il territorio nazionale. Tutto giusto. Ma, detto con tutta franchezza, a queste riflessioni c’ero arrivato anch’io, nel mio piccolo. Mi sembra che i casi siano due. Se le Commissioni parlamentari d’inchiesta servono, se il loro lavoro ha una utilità concreta, debbono essere chiamate alla ribalta quando divenga di stretta e urgente attualità il tema per il quale sono state costituite.

Confesso d’avere dubbi profondi sull’utilità delle Commissioni che, tra indennità particolari a chi le presiede e a chi le vicepresiede, e compensi ai consulenti, costano al contribuente somme ingenti di denaro. Accade inoltre che le Commissioni parlamentari indaghino su fatti che sono anche all’esame della magistratura, e allora si corre il rischio d’avere, sulle stesse vicende - è accaduto con la P2 - due pronunce divergenti e quasi opposte, una della giustizia ordinaria e una della commissione. Non è questo il caso. L’organismo che s’è assunto il compito di esaminare, al massimo livello istituzionale, la questione delle morti bianche, sarebbe stato benvenuto in uno scambio di opinioni che - per la scarsa informazione di chi vi partecipava - è anche degenerato, talvolta, in ozioso bla bla bla.

Ma la Commissione, forsenon per sua colpa, non s’è vista, è stata bellamente ignorata, il materiale abbondantissimo che, ne sono certo, è stato raccolto con notevole spesa ha approdato soltanto a quei suggerimenti non sensazionali che ho sintetizzato. Tutto lì il frutto di pensamenti che sono durati un’intera legislatura per inoltrarsi poi nella seconda? Francamente mi sembra un po’ poco. Peccherò anche di preconcetto qualunquismo. Ma la Commissione pecca d’eccessiva discrezione. Se c’è battauncolpo. La battuta è tutt’altro che inedita, fu usata addirittura al tempo remoto della Repubblica di Salò. Si adatta tuttavia, secondo me, alle circostanze. Se la Commissione ha un significato, questo è il momento di dimostrarlo. Sennò si sciolga, almeno risparmieremo.