Morti in ospedale, "errore macroscopico" Sequestrati altri 70 impianti in tutta Italia

Il procuratore: "Sembra confermata l’ipotesi dei tubi scambiati". Non è esclusa alcuna pista, spunta l’ombra del sabotaggio. Gli indagati forse più di dieci. Il direttore della Asl: "Una bomba a orologeria piazzata da qualcuno"

Castellaneta - «Un errore macroscopico nella realizzazione dell’impianto»: il procuratore del Tribunale di Taranto, Aldo Petrucci, rompe il riserbo e non usa mezzi termini per spiegare quanto accaduto nell’ospedale di Castellaneta, una ventina di chilometri da Taranto, dove otto pazienti sarebbero morti dopo aver respirato protossido di azoto al posto di ossigeno mentre erano ricoverati nell’unità di terapia intensiva coronarica (Unit). Il reparto è stato posto sotto sequestro e adesso, lo spettro di un drammatico scambio di gas che potrebbe aver provocato una vera e propria strage silenziosa prende maggiore consistenza: otto vittime nel giro di quindici giorni. «Se le indagini dovessero confermare - dichiara il procuratore - che si è trattato di un errore macroscopico nella realizzazione dell’impianto, come sembra dai primi accertamenti, sarebbe la prima volta nella mia lunga esperienza in magistratura che mi trovo di fronte a un caso del genere». La procura non esclude alcuna pista, ma proprio l’ipotesi dell’errore, il protossido di azoto che finisce nelle mascherine al posto dell’ossigeno a causa di un allacciamento realizzato con una saldatura a forma di «t», è quella maggiormente accreditata. La conferma il professor Tommaso Fiore, coordinatore della commissione d’inchiesta istituita dalla Regione Puglia per fare luce sulla tragedia. «L’evento dello scambio dei gas è quasi completamente certo», dichiara subito dopo il sopralluogo. «Ovviamente la certezza si può ottenere soltanto attraverso un’indagine sull’impianto. E, ovviamente, saranno i periti della Procura a farla».

Mentre i Nas hanno annunciato il sequestro di 70 impianti realizzati dalla stessa ditta, sul fronte giudiziario quella di oggi potrebbe essere una giornata delicata. A breve diverse persone potrebbero finire nel registro degli indagati, oltre dieci sarebbero quelle coinvolte negli accertamenti. L’ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo. Inoltre, si attende l’esito dell’autopsia disposta dal magistrato inquirente sugli ultimi due pazienti morti nel reparto, Pasquale Mazzone e Cosima Ancona, di 82 e 73 anni. Gli esami saranno eseguiti tra domani e dopodomani. L’inchiesta riguarda comunque anche gli altri sei casi.

Intanto se la dinamica della tragedia pare ormai ricostruita, rimangono i lati oscuri legati alle cause. E proprio per fare luce su questi aspetti ancora da decifrare, gli investigatori intendono ricostruire l’iter amministrativo ed esaminare con attenzione i documenti relativi all’impianto. Le carte sono già state acquisite dalla commissione d’inchiesta della Regione. «Abbiamo esaminato - dichiara Fiore - tutte quelle relative agli appalti, comprese le certificazioni». Insomma, per molti versi la tragedia rimane avvolta nel mistero. Al punto che il direttore generale della Asl, Marco Urago, a proposito dello scambio dei gas, non esita a dichiarare: «Si è trattato di una bomba a orologeria che qualcuno ha piazzato in quel reparto». E poi ancora: «Mai avremmo potuto pensare a una cosa del genere». Il dirigente conferma la presenza di un raccordo a forma di «t», un’operazione di saldatura che ha consentito il passaggio del protossido di azoto nelle mascherine. Il collegamento è stato riscontrato anche nel corso del sopralluogo della commissione tecnica regionale. All’origine della tragedia ci sarebbe proprio quella saldatura, ma non è chiaro quando siano stati eseguiti quei lavori che comunque nessuno aveva notato. Scoprire quando e perché è stata creata quella «t» potrebbe rivelare il perché della tragedia e aprire scenari diversi, compreso quello di un ipotetico sabotaggio.
Nel marzo 2005 l’azienda Ossitalia che ha realizzato l’impianto ha trasmesso la certificazione di conformità alla Asl, che ha eseguito il collaudo. E risale al 28 febbraio 2005 un collaudo tecnico amministrativo sulla struttura e sugli apparecchi effettuato da una commissione regionale, che diede parere positivo e certificò che i fondi stanziati per la realizzazione del reparto erano stati utilizzati correttamente e che gli impianti erano a norma.