«Morti parte del sistema»: bufera su Matarrese

La dichiarazione provoca indignate reazioni fra politici e sportivi. Poi la retromarcia

Per dieci ore, Antonio Matarrese è diventato peggio di un ultrà. Scorticato vivo dai politici e dal Coni, sbertucciato dai suoi stessi presidenti. In coro, gli esponenti della maggioranza, quasi per «nascondere» l’intervista del parlamentare Caruso, hanno chiesto le dimissioni del presidente della Lega. Impossibile difenderlo. Le dichiarazioni rilasciate domenica a radio Capital han fatto il giro delle agenzie e hanno scatenato un autentico inferno. Inevitabile, meritato. Queste le affermazioni: «Il calcio non può chiudere, i morti sono parte del sistema. Siamo addolorati ma lo spettacolo deve continuare. Non è che per rilanciarsi la Fiat ha dovuto fermare le macchine». Solo sul far della sera Antonio Matarrese si è rifatto vivo con una doverosa rettifica. «Mi sono espresso male, mi hanno capito peggio». Il presidente del calcio professionistico ha vergato infatti una dichiarazione passata alle agenzie, ha parlato al Tg1 e a Radiorai per correggere, cancellare, spiegare. Poche storie: s’è trattato di uno scivolone clamoroso, di uno sfondone dovuto al suo temperamento.
Il fuoco di fila nei suoi confronti comincia di primo mattino con l’intervento del premier Prodi datato Lussemburgo. «Ho letto commenti inaccettabili sull’inevitabilità di quanto accaduto. Sono commenti folli» senza neppure nominare Matarrese. Gelido il ministro Giovanna Melandri: «Incommentabili le parole di Matarrese, le parole che meritano rispetto e commozione sono quelle della vedova Raciti». È stato l’inizio di un diluvio di dichiarazioni. C’è chi ha usato un linguaggio crudo, ad esempio Enzo Foschi dei ds: «Queste dichiarazioni non possono che farci provare un senso di schifo e di nausea». E poi la richiesta di dimissioni firmata da Anna Paola Concia, responsabile sport dei ds. E in serata ha chiuso gli attacchi il ministro Amato: «Spero che si dica che le cose dette sono state capite male. La donna che ha parlato oggi (ieri per chi legge, il riferimento è alla vedova Raciti, ndr) ha il diritto di ritenere che nessun cittadino abbia detto cose così dissennate».
Indifendibile. Don Tonino neanche nel suo mondo ha raccolto solidarietà. «Ha partorito una cavolata» la cruda chiosa di Zamparini, presidente del Palermo. «Se vere, sono dichiarazioni inaccettabili» il commento di Ivan Ruggeri dell’Atalanta. Il Coni ha fatto di più e di meglio con un rigidissimo comunicato sul sito annunciando provvedimenti disciplinari per il reo che aveva offeso tutti e reso un pessimo servigio al calcio.
Matarrese si decide a rimettere la faccia in pubblico in serata. Tra un lutto familiare (la morte della suocera di 102 anni) e la preparazione del vertice di stamattina a Roma, infila la lettera di scuse. «I commenti sdegnati sono meritati» ammette prima della retromarcia. «Sono offeso per il fatto che si possa pensare che io giustifichi un sistema e una tragedia. Ma vi pare possibile che una persona della mia età e con la mia esperienza possa dire certe cose? Ho solo detto che questa morte fa parte di un sistema che non può più stare in piedi, tanto è vero che sono stato il primo a dire sì a Pancalli per la sosta» la correzione di rotta. Ma niente dimissioni. «Non è il caso, non è il momento». E per farsi perdonare anche dalla famiglia Raciti, preannuncia il provvedimento (economico) a favore della vedova e dei figli che sarà reso pubblico oggi. Solo sulla ripresa del campionato non cambia idea. «Fosse per me, ripartirei sabato», sentenzia.