Morto a 84 anni Tonino Delli Colli mago della luce

Carlo Faricciotti

Con Tonino Delli Colli, morto ieri a Roma a 82 anni, se ne va non solo uno dei maggiori direttori della fotografia del nostro cinema ma anche uno dei protagonisti, come il quasi coetaneo Giuseppe Rotunno, di una lunga stagione produttiva: quella incorniciata tra il passaggio al colore (sua la fotografia di Totò a colori di Steno, 1952, primo film italiano a colori) nei primi anni Cinquanta e la fine degli anni Novanta (le sue ultime esperienze sul set risalgono entrambe al 1997: La vita è bella di Benigni e La lunga vita di Marianna Ucrìa di Roberto Faenza).
In mezzo, quasi 140 film (il primo fu Finalmente sì dell’ungherese Laslo Kish, 1943), premi a iosa e soprattutto la collaborazione con i più bei nomi del cinema italiano e internazionale: Leone, Pasolini (11 film assieme), Risi, Monicelli, Fellini, Tornatore, Bellocchio, Ferreri, Malle, Annaud, Polanski. Memorabili in particolare le immagini firmate per i primi due: in Il buono, il brutto e il cattivo (1966) e C’era una volta il West (1968) riuscì a imprigionare sullo schermo l’ossessione del regista per i primi piani, i dettagli, i paesaggi ricavati del deserto.
Con Pasolini, come ricordava lui stesso, il metodo di lavoro era molto diverso: «Spesso con Pier Paolo sceglievamo per un film un pittore e questo facilitava molto le cose. Era un’indicazione che valeva per me come per il costumista, lo scenografo, l’arredatore, eccetera. Ad esempio per Mamma Roma la scena del ragazzo morto steso sul tavolaccio con le gambe e i piedi in primo piano era presa dal Mantegna».
Eredi della grande tradizione figurativa italiana, Delli Colli, Rotunno, Vittorio Storaro, Dante Spinotti, Giuseppe Lanci e tanti altri hanno sempre tenuta alta, anche nei momenti più oscuri, la bandiera del cinema italiano. Ma forse il modo migliore di ricordarlo è con le parole di Risi e Monicelli: «Era un uomo che non si vantava mai, di una semplicità straordinaria. E soprattutto era delizioso da frequentare: simpatico, vitale, intelligente, allegro. Era innamorato del cinema, ma anche delle donne, alle quali correva dietro con successo, forse perché, piccolino com’era di statura, provocava in loro l'istinto materno. Aveva un solo odio grande, quello per le tasse. E ovviamente ci scherzava sopra» ha detto il primo; mentre nel ricordo del secondo Delli Colli emerge come «Un uomo singolare, che non si fidava del prossimo e che viveva isolato, ma sempre pieno di ironia. Un laico che non aveva paura della morte nonostante non credesse nell’aldilà. Eravamo ragazzi quando ci siamo ritrovati, per risparmiare, a condividere una stanza in affitto a Tirrenia dove io tentavo di fare l’aiuto regista e lui l’assistente della fotografia».