Morto Beefheart il gran maestro del suono folle e sperimentale

Un guastatore musicale, un folle che negli anni Sessanta s’è immerso nella sperimentazione scardinando le regole del rock. Il camaleontico Don Van Vliet, meglio noto come Captain Beefheart, professore folle di rock sperimentale è morto a 69 anni, ucciso dalla sclerosi multipla. Famoso per le sue collaborazioni con Frank Zappa, Beefheart s’è buttato nell’avanguardia più sfrenata dal 1965, alla guida del gruppo aperto Magic Band. Partendo dal blues assemblava rumorismo, satira, uragani ritmici, atonalità, free jazz, armonie e melodie pescate chissà chissà dove (Tarotplane, brano di 19 minuti dal suo primo album Mirror Man, è un esempio del suo stile anarchico e «contro»). La sua libertà artistica gli ha provocato problemi con le case discografiche; il suo album-manifesto, Trout Mask Replica, è stato infatti prodotto dall’amico Frank Zappa, ed è un lavoro costruito su ventotto brevi brani che non trova uguali nella storia. Un viaggio nel caos organizzato che fa centro; tanto che da allora le case discografiche cercheranno di snaturare la musica del Capitano, portandolo verso lidi commerciali come Spotlight Kid. Solo nel ’75, insieme a Zappa, tornerà all’antico furore creativo con Bongo Fury, ma il pubblico e i tempi sono cambiati e nell’82, dopo Ice cream For Crow, Beefheart lascia il rock e torna al suo primo amore, la pittura e la scultura. Ma i suoi suoni alieni rimangono un esempio per tutti gli artisti fuori dal coro.