È morto D'Auria lo 007 ferito a Herat

Non ce l'ha fatta l'agente del Sismi ferito gravemente in Afghanistan, nel corso del blitz del 24 settembre. <strong><a href="/a.pic1?ID=209684">Il sottufficiale in coma aveva sposato la compagna</a></strong> come ultimo atto d'amore. Minuto di silenzio in parlamento. Prodi: &quot;Un figlio caduto per tutti noi&quot;

Roma - È morto il sottufficiale del Sismi Lorenzo D’Auria, 33 anni, ricoverato da alcuni giorni all’ospedale militare del Celio dopo essere rimasto ferito gravemente in Afghanistan. L’uomo, insieme ad un altro sottufficiale del servizio di sicurezza militare e ad un loro collaboratore afgano, era stato rapito sabato 22 settembre nell’Afghanistan occidentale nei pressi di Shindand, nell’area posta sotto la competenza italiana nell’ambito della missione multinazionale Isaf. Lunedì 24 era scattato un blitz da parte di forze speciali italiane ed inglesi che aveva portato all’uccisione degli otto sequestratori afgani che tenevano prigionieri i tre, rimasti feriti nel corso dell’operazione. D’Auria aveva riportato le ferite più gravi ed era tenuto in vita all’ospedale militare del Celio solo grazie ad un respiratore artificiale. Meno gravi le condizioni dell’altro operatore del Sismi, che ha riportato la frattura della clavicola sinistra e del collaboratore afgano. Appresa la notizia della morte del soldato, Camera e Senato hanno voluto rendere omaggio a D'Auria con un minuto di silenzio.

Cordoglio di Prodi Il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha inviato oggi alla famiglia del Maresciallo Capo Lorenzo D’Auria, morto in Afghanistan, un telegramma di cordoglio. Nel testo, tra l’altro, si legge: "Sono vicino a lei, Francesca D’Auria, e ai suoi figli in questo momento di grande dolore. La scomparsa di suo marito ferisce profondamente i nostri animi. Conserveremo sempre la sua memoria con l’affetto che si porta a un figlio caduto per tutti noi".

"Perso un figlio, abbiamo un eroe" "La nostra città ha un figlio in meno, ma un eroe in più". Il sindaco di Gragnano, Michele Serrapica, esprime il dolore della cittadina, in provincia di Napoli, di cui D'Auria era originario. "Ogni giorno ho incontrato i suoi zii che vivono a Gragnano. Ieri l’ultimo incontro. Erano rassegnati, mi hanno detto che si aspettavano da un momento all’altro la fine, definitiva, di questa brutta storia - racconta il primo cittadino di Gragnano - Avevano dentro anche tanta rabbia gli zii di Lorenzo, per un destino così brutto riservato a chi ha soltanto 33 anni". "Rabbia - continua il sindaco - per la morte di un uomo dello Stato portatore di pace".

Lo zio della vittima: "Non doveva finire così" Dolore ma anche rabbia: Domenico D’Amora, zio di D’Auria, ha reagito così alla notizia della morte di suo nipote. Raggiunto telefonicamente, ha la voce rotta dal pianto. Poche parole, le sue. "Eravamo rassegnati, purtroppo ce lo aspettavamo da un momento all’altro - dice D’Amora - non doveva finire così. Cosa dico agli altri militari che stanno in Afghanistan? - conclude - ora non è il momento, in me c’è troppa rabbia e dolore".