È morto il drago giudiziario

Facciamo ieri. Se dovessimo scegliere una data che sancisca davvero la fine della persecuzione giudiziaria ai danni di Silvio Berlusconi ­ persecuzione oggettiva, indipendentemente da tutto ­ tanto varrebbe scegliere ieri, giorno che ha visto l’accomiatarsi dell’ultima speranza di risucchiare il presidente del Consiglio nelle carte del processo Imi-Sir. È finita davvero, il drago giudiziario parrebbe spirato, si può discutere di quanto fosse mera fisiologia giudiziaria o di quanto un indubbio mostro politico, si può dissentire su quando di preciso questo mostro prese a infiacchirsi e perché, si può scommettere sui colpi di coda post-mortem: resta che è finita, per quanto l’immenso e personalizzato strascico di Mani pulite, va detto, abbia lasciato cicatrici non rimarginabili che vanno oltre la consueta retorica.
Gli effetti dell’anti-berlusconismo giudiziario si (...)

(...) sono ormai permeati nella falda civile di questo Paese, ne hanno inquinato la capacità di giudizio mentre il pregiudizio viceversa è stato elevato a definitiva forma di non-comunicazione politica, target di un mercato editoriale e culturale. Chissà quante persone anche perbene, ormai esauste, ti rispondono che in fondo è andato tutto bene: i processi a Berlusconi sono caduti come birilli ma è tutto normale e fisiologico, in fondo quell’uomo è al governo, la giustizia funziona anche così: se avessero condannato Berlusconi avrebbe significato che probabilmente era colpevole, ma poiché invece l’hanno prosciolto, ecco, significa che il meccanismo giudiziario funziona comunque e che i tribunali hanno dunque il coraggio di porre tutti i distinguo del caso. Rispondono questo: e sono appunto persone normali, gente che legge un quotidiano al giorno se va bene, che non hanno tempo d’incaponirsi oppure ne sono legittimamente stufi. Perciò, spesso, non ricordano. Ricordano magari che Silvio Berlusconi annunciò l’entrata in politica nel tardo 1993, e che sino ad allora alcuna inchiesta l’aveva sfiorato.
Non ricordano però che il 19 gennaio 1994 già si venne a sapere che la Procura di Firenze stava verificando eventuali rapporti di Berlusconi con ambienti mafiosi: accuse che si riveleranno infondate. Tantomeno ricordano che l’11 febbraio successivo arrestarono suo fratello Paolo, e insomma tutto il resto. L'impressionante, infinita cronologia. Il 22 marzo la Procura di Palmi ordinò di acquisire le generalità di centinaia di candidati di Forza Italia in virtù di un’inchiesta-fantasma sulla massoneria che finirà in nulla. Il giorno dopo ­ frase da noi citata qualche giorno fa ­ ecco il predicato del sedicente candidato alla Corte Costituzionale Luciano Violante: «Il partito di Berlusconi è un manipolo di piduisti e del peggio del vecchio regime, il Cavaliere è uno che con la chiamata alle armi contro il comunismo ripete la parola d’ordine del fascismo e del nazismo quando morivano nei lager i comunisti, i socialisti e gli ebrei. E con questa parola d’ordine la mafia uccideva i sindacalisti. È una chiamata alla mafia, quella che Berlusconi ha fatto». Berlusconi vinse lo stesso: ma il 26 luglio eccoti un altro arresto per suo fratello Paolo (prosciolto) ma soprattutto, il 22 novembre, ecco il fatidico avviso di garanzia contro il Berlusconi presidente del Consiglio: corruzione legata ad alcune verifiche fiscali.
Il 22 dicembre cadde il governo perché la Lega si tirò indietro: anche se Berlusconi sarà assolto in Appello e in Cassazione. Il 1995 del resto fu anche peggio: il 19 gennaio gli contestarono un falso in bilancio per l’acquisto del calciatore Gianluigi Lentini: anche se finirà in nulla, perché l’eventuale reato ­ com’era presumibile sin dall’inizio ­ risulterà in prescrizione. Una settimana dopo l’accusa di falso in bilancio si estese alla Fininvest: 1500 miliardi di presunti fondi neri sui conti di 64 società off-shore, un’inchiesta che finirà egualmente in nulla nonostante un’eccezione di incostituzionalità presentata dall’accusa. Prescrizione, assolto. Il vizio assurdo di scambiare una prescrizione per una condanna partirà da qui, di fronte alle prime assoluzioni: con ciò dimenticando che gli status giuridici alla fine di un processo sono e restano due - colpevole o innocente ­ e che la Costituzione dice che un cittadino prosciolto per prescrizione è non-colpevole, giacché un proscioglimento per prescrizione ­ recita sempre la Carta - corrisponde in qualsiasi caso a una sentenza di assoluzione. Il fatto è che allora si contava su ben altro.
Il 2 febbraio partì un’altra fantomatica inchiesta su presunti accordi tra Rai e Fininvest per il controllo del mercato pubblicitario: nulla di fatto. Il 7 marzo altra notizia di reato per una corruzione nei confronti di due funzionari del ministero delle Finanze e altro falso in bilancio contestato all’Edilnord: per entrambe le contestazioni Berlusconi sarà assolto. Nel clima di allora mancava giusto una richiesta di commissariamento per Publitalia: eccola il 28 maggio, ma finirà pure quella in nulla. Non c’era riposo: il giorno dopo accusavano ancora Berlusconi di frode fiscale e falso in bilancio e appropriazione indebita per l’acquisto di un terreno vicino alla sua villa di Macherio. Sarà assolto in primo grado. Sarà assolto anche in Appello. Poi la mafia, i libri titolati L’intoccabile con la sua faccia in copertina. Il primo settembre 1995 la Procura di Palermo aprì un’indagine per associazione mafiosa (poi divenuta concorso esterno) e nondimeno riciclaggio di denaro sporco: sarà archiviata tre anni dopo su richiesta della stessa Procura. Per contrappasso il 10 settembre rieccoci a Milano: nuova indagine sulla Fininvest per falso in bilancio e invito a comparire per l’affare Medusa cinematografica; Berlusconi fu condannato a 16 mesi in primo grado e poi assolto in Appello e in Cassazione. Il 1995 si chiuse tuttavia con un rinvio a giudizio per tangenti e con una richiesta di rinvio a giudizio per il citato affare Medusa. Dimenticavamo una richiesta analoga per un finanziamento illecito al Psi, 24 novembre. Finiranno in nulla, certo. E mentre il 26 gennaio 1996 spuntava una nuova accusa per falso in bilancio alla Fininvest (se n’è perso il numero) il 12 marzo arrestarono l’ex capo dei gip di Roma Renato Squillante. Ricominciarono le danze con gli annessi squallori della telenovela Stefania Ariosto: anche perché più di un sondaggio addebitò anche alle rivelazioni della succitata la successiva sconfitta del Polo alle elezioni del 21 aprile. Il Cavaliere del resto aveva altro a cui pensare: per esempio i rinvii a giudizio del 12 luglio per All Iberian (un presunto giro di miliardi a beneficio di Bettino Craxi) e il 9 novembre per il caso Telepiù. Nel primo caso sarà assolto. Nel secondo caso sarà condannato in primo grado a due anni e quattro mesi, ma poi in Appello e in Cassazione assolto per prescrizione dell’eventuale reato.
Spunterà anche un processo cosiddetto All Iberian 2 con l’accusa di falso in bilancio: esito identico nonostante un ricorso all’Alta Corte europea. Nel 1997 gli avvocati del Cavaliere cominciarono a fare due conti. Le inchieste contro Berlusconi in persona erano 10 ma divenivano 26 se estese a tutta la Fininvest. Le perquisizioni erano state 121. Si scoprirono filoni che imputavano reati a Paolo Berlusconi nonché a Piersilvio e Marina Berlusconi (false fatturazioni a Publitalia) oltre ovviamente a Marcello Dell’Utri e Giancarlo Foscale (cugino di Berlusconi) e ce ne fu persino per Gianni Letta, si parlò di un finanziamento al Psdi. Finirà tutto in nulla, mentre d'altra parte fioccheranno invece le pesante condanne a Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e a Cesare Previti per corruzione. Ma intanto, allora, negli stessi giorni dei rinvii a giudizio per l’affare Lentini (23 maggio, finirà in nulla) e villa di Macherio (29 settembre, finirà in nulla) il 9 ottobre eccoti un’ipotesi di corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori e l’affare Sme: Berlusconi assolto nel primo caso e pure nel secondo. Il 30 gennaio 1998 a indagare su Berlusconi ci si mise persino il giudice spagnolo Baltasar Garzón: violazione della legge antitrust e frode fiscale legate all’emittente Telecinco.
L’inchiesta è tutt'ora avvolta nel limbo, ma intanto la cronologia è così ubriacante che rischia appunto di stufare e di far dimenticare dettagli come l’accusa di concorso in strage per gli attentati a Falcone e Borsellino e per le bombe del 1993 a Milano, Firenze e Roma: indagini poi archiviate dalla stessa Procura ma non - tanto per dire - dal satiro Daniele Luttazzi e tantomeno da una spaventosa quantità di manualistica di premiata cancelleria: ri-elenchi puntigliosi di ipotesi di corruzione, falso in bilancio, frode, associazione mafiosa, falsa testimonianza, finanziamento illecito ai partiti, appoggio in associazione mafiosa, appropriazione indebita, corruzione in atti giudiziari, violazione della legge antitrust, affiliazione in associazione segreta, concorso in strage e riciclaggio di denaro sporco. Ma è finita, e qualcuno dovrà pur avvertirli.
Persino una parte della sinistra parrebbe aver abbozzato, ormai: accetta Silvio Berlusconi, all'apparenza, non più come un nemico ma semplicemente come un avversario politico che debba poter governare, a futura memoria, senza un mastino giudiziario perennemente alle calcagna. Ci sarebbe da capire dove cominci il ravvedimento, a sinistra, e dove la rassegnazione. Berlusconi del resto non accettò mai di astenersi dalla politica fin quando non avesse risolto i suoi guai con la giustizia, come incessantemente richiestogli: anche perché avrebbe rinunciato alla politica e non si sarebbe ripresentato nel 1996 e tantomeno nel 2001, ossia quando, forse perché esauritosi il trend più amorevolmente forcaiolo, il medesimo Berlusconi ottenne un consenso che fu costruito, nondimeno, anche attorno all’eresia di aver appunto reagito: aver resistito al rito ambrosiano anziché farsene triturare. Una parte della sinistra non glielo perdonerà mai. Un’altra parte, forse, neppure.