Morto Jerry Leiber, scrisse «Jailhouse Rock» per Elvis Presley

Basta dire che ha scritto Jailhouse Rock, Loving You e Hound Dog per Elvis (anche se quest’ultima è stata lanciata dalla selvaggia regina blues Big Mama Thornton in una versione molto più «scandalosa» di quella di Presley) per capire il segno che Jerry Leiber ha lasciato nella storia della musica moderna. Se n’è andato a Los Angeles, a 78 anni, dopo aver firmato, in coppia col sodale Mike Stoller (ancora vivo e coetaneo di Leiber) alcuni dei grandi classici del rock e del pop come Stand By Me (in italiano Pregherò con testo di Ricky Gianco per Celentano), Spanish Harlem, This Magic Moment e aver scritto per artisti agli antipodi tra loro come Fats Domino e i Rolling Stones, Aretha Franklin e Jerry Lee Lewis, gli Everly Brothers e Barbra Streisand. Che coppia Leiber & Stoller; il primo autore dei testi e il secondo delle musiche. Hanno sposato la grande canzone di Tin Pan Alley (così chiamata dalla 27ma strada di Manhattan dove sorgevano tutte le principali case editrici discografiche)e il rock and roll in uno splendido artigianato artistico sforna-successi. Leiber, bianco, era creciuto a Baltimora imparando ad amare la musica nera nei ghetti. Quando si trasferisce a Los Angeles, nei primi anni ’50, a soli 18 anni incontra Stoller e dimostrano subito di che pasta son fatti scrivendo successi blues e r’n’b per Jimmy Witherspoon, Charles Brown, Johnny Otis. A quel tempo i cantanti non erano mai autori delle loro canzoni, è Stoller fu fra i primi a costruire un brano pop per altri che descrivesse esperienze dirette di vita, preferibilmente vissute dal protagonista, con morale conclusiva. Così è l’eminenza grigia del succeso dei Coasters (con il favoloso sax di King Curtis) che con Yakety Yak portano al successo uno dei brani più melodici nella storia del rock’n’roll. Insieme dicevano: «Noi non scriviamo canzoni, scriviamo album», perché erano una gioiosa e divertente (ma mai banalmente commerciale) macchina produttrice di canzoni che, come disse lo scrittore John Lahr: «Ci ha contagiato con il piacere».