È morto Joe Frazier, il campione che sconfisse ai punti Alì

Il pugile se n'è andato oggi per complicanze legate a un tumore al fegato, che gli era stato diagnosticato alcuni mesi fa. Lo ricorda Alì, avversario di sempre, che Frazier aveva sconfitto: "era un grande campione"

"Smokin' Joe" nel corso della sua carriera sportiva aveva vinto più di una sfida, conquistandosi un oro olimpico e arrivando a fregiarsi del titolo di campione mondiale dei pesi massimi. Traguardi certamente importanti, ma che non avevano scalzato la fama di Joseph, che tutti ricordavano per essere stato l'uomo in grado di sconfiggere Muhammad Alì, il Cassius Clay simbolo della boxe tanto quanto lui.

Ed è proprio l'avversario più difficile della sua carriera, quello con cui Frazier era salito di nuovo sul ring per un servizio fotografico realizzato in occasione del 50esimo di Sports Illustrated, anni dopo il loro match entrato nella leggenda, a ricordarlo oggi, nel giorno della sua morte. Alì parla di lui con affetto, come di un "grande campione", che sarà ricordato con "rispetto e ammirazione" da tutto il mondo della boxe.

A sconfiggere Frazier, che aveva solo 67 anni, è stato un cancro al fegato che gli era stato diagnosticato alcuni mesi orsono e che si è portato via il campione co-responsabile di uno degli scontri più cruenti ed emozionanti della storia del pugilato. Un incontro che rese onore al soprannome che gli aveva appioppato l'allenatore Yank Durham, che prima di salire sul ring gli ricordava che non doveva scendere, se non avesse fatto "uscire fumo da quei guanti".

Una morte la sua, che consegna alla leggenda un grande campione, ricordato tra i tanti anche da Nino Benvenuti, che lo definisce "un carroarmato", uno che poteva essere fermato solo dalla "capacità di un Alì", che però aveva dovuto soccombere al suo gancio. Quella tra i due, ricorda Benvenuti "fu una lotta drammatica", terribile, soprattutto "il secondo combattimento". Un combattimento in cui entrambi "potevano morire", portato avanti con "una tale foga, una tale veemenza, che potevano veramente lasciarci la pelle". Quegli incontri rimasero nella storia, simbolo della carriera di "campioni che ormai non ci sono più e che non torneranno mai". Allora, conclude Benvenuti "eravamo più numerosi, i confronti erano tra i grandi", mentre oggi la boxe di grandi ne ha pochi, "uno per volta", che non può quindi sfidare alla pari nessuno.

"Era un campione che era impossibile uguagliare", ricorda infine George Foreman, "the one and only Joe Frazier", l'unico e inimitabile.