Morto l’operaio colpito dal cavo d’acciaio Sequestrato il cantiere dello yacht

Il comandante dell’ufficio marittimo: «Sotto la nave non doveva esserci nessuno»

Maria Vittoria Cascino

da Genova

Gianfranco Bisso non ce l’ha fatta. S’è spento nella notte di sabato l'operaio quarantasettenne di Santa Margherita Ligure colpito alla testa dal cavo d'acciaio schizzato fuori dalla puleggia durante le operazioni di varo nel cantiere «ex Spertini», in fondo al porto di Santa. Perché sabato doveva essere il gran giorno per il Karis I, lo yacht di 24 metri di un imprenditore di Pescara, l'ultimo prodotto dei cantieri Diano. Un'ottantina di ospiti sono arrivati per assistere al varo, per compiere quel rituale scaramantico, per godersi l'emozione unica di rubare l'attimo. Intorno alle 11 la barca comincia a scendere lungo lo scalandrone, accelera, troppo. Pochi secondi e un tonfo metallico paralizza l'aria. Il Karis si blocca con un urlo straziante. Cede la puleggia, il cavo d'acciaio si tende, fa effetto fionda, colpisce Bisso alla testa e scaraventa ad una decina di metri le altre cinque persone vicino a lui. Immediato l'intervento dei mezzi di soccorso. I primi a precipitarsi sono i dipendenti dell'European Diving Center, nei pressi del cantiere. Cercano di tamponare le ferite più gravi, ma la situazione è fuori controllo. Arriva l'elicottero dei Vigili del Fuoco, prova ad atterrare sul molo, niente da fare, si sposta sul campo sportivo. Lì imbarcherà Bisso per il San Martino di Genova, dove vengono aperte contemporaneamente quattro sale operatorie e richiamati tre neurochirurghi. Lo seguirà Heike Otis, 41 anni, tedesca residente a Genova, che sarà sottoposta ad un intervento di cinque ore per ricostruire la gamba tranciata sotto il ginocchio. Verrà operato alla gamba anche Gabriele Ciuffardi, 45 anni di Riva Trigoso che riporta pure trauma cranico, e Giuseppe Rosselli, 58 anni di Portofino, con fratture agli arti. Entrambi i dipendenti del cantiere resteranno in rianimazione in via precauzionale. Dimessi invece dall'ospedale di Lavagna Emilio Antireno e Raffaella Onorato con prognosi rispettivamente di 20 e 40 giorni.
Santa è chiusa in un silenzio che ha il rumore di quel maledetto tonfo metallico. Nessuno vuole parlare in questo sole di fine estate, abbassano gli occhi e ti dicono solo che quel tonfo è arrivato al cuore. L'area è transennata e il cantiere sequestrato. Il sostituto procuratore Margherita Ravera ha già avviato le indagini mentre la Scientifica procede con i rilievi.
Il Karis, sospeso tra terra e mare, viene varato nel tardo pomeriggio di sabato «per questioni di sicurezza» dice il comandante del locale ufficio circondariale marittimo, Leonardo Deri, che insiste: «Sotto lo yacht non doveva esserci nessuno proprio per motivi di sicurezza e qualcuno dovrà risponderne». Invece ci stavano in sei, frustati dal cavo impazzito, sbattuti sul cemento come fantocci e un uomo ha perso la vita. E proprio per ricordare Bisso la Fillea-Cgil ha indetto per oggi ai cantieri Diano di Santa Margherita e Riva Trigoso due ore di sciopero, che per i trenta dipendenti dei cantieri e per i lavoratori delle ditte appaltatrici coincideranno con un'assemblea nella sede di Trigoso. Dove fino a ieri hanno lavorato gomito a gomito con Bisso per quella festa che s'è trasformata in tragedia.