Morto l'Abbè Pierre, un pioniere della carità

Parigi - L'Abbè Pierre, uno dei grandi protagonisti del cattolicesimo francese del XX secolo, è morto all'età di 94 anni in seguito ad un'infezione polmonare. È scomparso la scorsa notte all'ospedale Val de Grace di Parigi dove era ricoverato da una settimana. La notizia è stata annunciata da Martin Hirsch, presidente di Compagnons d'Emmaus, il movimento internazionalè di Emmaus fondato dallo stesso Abbè Pierre nel 1949 per soccorrere i poveri.
L'Abbè Pierre, al secolo Henri Groues, fondatore nel 1949 della Compagnia di Emmaus, l'associazione per i poveri e i rifugiati, si impose all'attenzione nazionale con una trasmissione radiofonica andata in onda in una notte fredda dell'inverno del 1954. "Amici miei, aiuto! Una donna è morta assiderata alle 03:00 di questa mattina", disse riferendosi a un fatto accaduto nel centro di Parigi, "La donna è morta sulla strada a Boulevard Sebastopol. In mano aveva ancora il documento con cui il giorno prima gli era stato notificato lo sfratto".
"Tutta la Francia è toccata nel cuore". Così il presidente francese Jacques Chirac ha riassunto i sentimenti dei suoi connazionali alla notizia della morte dell'abbè Pierre. La Francia , ha affermato il presidente, "ha perso una figura immensa, una coscienza, un'incarnazione di bontà. Sacerdote impegnato nella Resistenza e la lotta in favore di diseredati, l'abbè Pierre ha fatto parte di tutte le lotte giuste", ha aggiunto Chirac, ricordando che il religioso era stato insignito della Gran Croce della legion d'onore. L'Abbè Pierre "era molto amato e conosciuto in tutto il mondo - ha aggiunto il cardinale Roger Etchegaray – la gente lo apprezzava e si riconosceva in lui e anche se non era perfetto, si può considerare un discepolo del Vangelo. Una persona che ha messo in pratica la carità e l'amore". Ma è stato anche un eroe. "Un aspetto che non sempre viene ricordato dell'Abbè Pierre è che durante la seconda guerra mondiale, col suo coraggio salvò la vita a tanti ebrei, che altrimenti sarebbero stati mandati nei campi di sterminio. Non aveva paura di mettere a repentaglio la sua vita per il prossimo. E questo non si può dimenticare", ha aggiunto il cardinale. "Mi piace ricordare una celebrazione che abbiamo fatto in comune alcuni anni fa ad Assisi sulla tomba di san Francesco". Lascia un "grande vuoto ma anche una grande eredità - ha aggiunto il porporato - la Comunità di Emmaus è un esempio che sarà difficile da dimenticare".