Morto l'ultimo eroe di Bataan, sopravvisse alla Marcia delle Morte nella giungla

Il capitano medico Albert Brown era figlioccio di Buffalo Bill e cugino di Herry Fonda. Catturato nel 1942 nelle Filippine, camminò per sei giorni tra il caldo tropicale e le sevizie dei giapponesi fino al campo di prigionia dove rimase tre anni. Appena liberato, pesava 40 chili e i medici sentenziarono: «Il tuo fisico è troppo provato, non arriverai ai 50 anni».

Quando lo liberano Albert Brown, sopravissuto alla Marcia della Morte di Bataan e a tre anni passati in un campo di prigionia giapponese, era ridotto a una larva umana di appena 40 chili, semicieco, con fratture alla schiena e al collo e una dozzina di malattie varie tra cui malaria e dissenteria. Avrebbe presto compiuto quarant'anni ma in ospedale gli dissero chiaramente che, conciato com'era, non sarebbe arrivato ai 50. Mai fidarsi dei medici: mister Brown infatti è morto, ma solo nei giorni scorsi e a 105 anni suonati. Non a caso era figlioccio di Buffalo Bill sulle cui ginocchia aveva giocato quando era bambino.
Albert Neir Brown era nato il 26 ottobre 1905 a North Plate, in Nebraska, da Albert e Ida Fonda, zia dell'attore Herry. Nel 1927 presa la laurea in odontiatria e dieci anni dopo venne richiamato nell'esercito con il grado di capitano. Finì di stanza a Bataan nelle Filippine che il 7 gennaio 1942, un mese dopo l'attacco a Pearl Harbour, venne investita dal corpo di spedizione giapponese. La battaglia infuriò per tre mesi, poi le truppe americane e filippine, rimaste senza rifornimenti, furono costrette ad arrendersi. I vincitori ammassarono circa 75mila prigionieri e li incamminarono nella giungla per raggiungere il campo O'Donnel. Cento chilometri senza mangiare e bere, un caldo infernale, sottoposti a continue vessazioni da parte delle truppe del Sol Levante. Chi si fermava a cadeva a terra veniva immediatamente giustizia, spesso decapitato. Alla fine, dopo sei giorni di cammino, solo in 54mila arrivarono a destinazione: dei 20mila che mancavano all'appello molti erano riusciti a fuggire ma la maggior parte era morta di fatica o assassinati dagli spiegati aguzzini.
Gli stenti, la fame, la mancanza di medicinali ma soprattutto le aggressioni, le botte da parte dei sadici guardiani cinesi falciarono ulteriormente il gruppo di prigionieri. In particolare nel corso dei numerosi pestaggi, Albert Brown riportò serie lesioni alla schiena e alla collo. Contrasse un numero infinito di malattie tanto che nonostante il suo 1.83 era arrivato a pesare una quarantina di chili. Il capitano medico non si perdette mai d'animo e con un mina di matita scrisse una sorta di diario abilmente celato alle guardie.
Nel gennaio del 45 gli americani riconquistarono le Filippine e liberarono i prigionieri di guerra sopravissuti ad anni di sevizie. Brown finì in un ospedale militare, più morto che vivo. I medici lo visitarono e gli dissero che sarebbe arrivato ai 40 ma sicuramente non ai cinquant'anni. Le sofferenze subite avevano compromesso il suo fisico. Non avevano fatto i conti con la forte fibra dell'ufficiale medico che in gioventù aveva praticato ad alto livello baseball, football e basket. Albert ci mise due anni per riprendersi, tornò in America, si trasferì a Los Angeles e si sposò. Le ferite riportate in prigionia gli impedirono di proseguire nell'attività medica e quindi entrò nel settore immobiliare, diventando amico di molti divi di Hollywood, come le sorelle Joan Fontaine e Olivia de Havilland, John Wayne e Roy Rogers, a cui aveva venduto o affittato qualche lussuosa villa. Passò agevolmente il traguardo dei 50 anni e anche dei cento, diventando così l'ultimo veterano della tragica epopea di Bataan e forse anche il più anziano ex combattente della Seconda Guerra Mondiale, per morire poi sabato scorso lasciando una stuolo di discendenti: i figli Peggy e Graham, 12 nipoti, 28 bis-nipoti e 19 bis-bis-nipoti. Alla faccia di chi gli aveva predetto non più di dieci anni di vita.