Morto da un mese, lo scoprono per lo sfratto

Non aveva più risposto ai solleciti, sempre più pressanti, del padrone di casa. Il quale, arrivato a quel punto, ha deciso che non c’era altra scelta: quell’appartamento in via Ilice, a due passi da piazza Alimonda, gli serviva proprio. Bisognava far eseguire lo sfratto dell’inquilino, 71 anni, tipo solitario, riservato, sempre puntuale nei pagamenti ma, da qualche tempo, irreperibile anche al telefono.
Il proprietario fa un ultimo tentativo, cerca di incontrarlo, di arrivare a un accomodamento. Niente.
«Avrà dei problemi, cercherò di venirgli incontro. Ma quella casa me la deve restituire. D’altronde, mi sembrava d’accordo anche lui, quando gli ho dato formalmente e ufficialmente lo sfratto. Chissà com’è che sono cambiate le cose».
Si mettono in moto la magistratura, la burocrazia, i carabinieri. Persino con una certa rapidità, altro che i luoghi comuni!
Arriva il giorno fatidico. E intanto l’anziano inquilino continua a non farsi sentire. Silenzio di tomba. Come fosse morto. «Vuoi vedere che...». Infatti.
I carabinieri fanno un ultimo tentativo, prima suonano al campanello, poi bussano ripetutamente alla porta. Niente. Infine si rivolgono ai vicini. La risposta è disarmante: «È già un po’ che non lo vediamo. Ma non è che lui si facesse vedere molto. Tipo solitario, riservato». Fin troppo.
Allora i militari sfondano la porta, entrano, trovano le finestre spalancate. Perlustrano, con circospezione.
E lo trovano. Morto. Da circa un mese, certificherà in seguito il medico legale. Inutile l’intervento dell’ufficiale giudiziario che aveva accompagnato, come vuole la prassi, i carabinieri nel sopralluogo.
L'anziano non aveva parenti in città, nessuno ha fatto caso che, in quell’assenza, c’era qualcosa che non quadrava. Questa volta se n’è accorta solo la burocrazia.