Morto padre Sommavilla «sdoganò» Tolkien e stroncò il nichilista Eco

Padre Guido Sommavilla, scrittore, critico letterario e teologo, che si guadagnò il soprannome di «inquisitore di Umberto Eco», è morto l’altro ieri, dopo una lunga malattia, nella casa dei padri gesuiti a Gallarate (Varese) all’età di 87 anni. Il nome di Sommavilla, fino ad allora raffinato teologo che amava dilettarsi di critica letteraria, già autore dello «sdoganamento» di John R.R. Tolkien del Signore degli anelli presso il pubblico dei lettori cattolici (tanto da coniare per lo scrittore inglese la categoria di «epica cristologica»), balzò agli onori delle cronache nel settembre del 1981 quando pubblicò sull’autorevole rivista della Compagnia di Gesù La Civiltà Cattolica l’articolo L’allegro nominalismo nichilistico di Umberto Eco». Quel testo era qualcosa di più di una stroncatura de Il nome della rosa, bestseller di ambientazione medioevale fresco vincitore del premio Strega: era l’inizio di una battaglia personale contro Eco considerato un intellettuale «pericoloso» in quanto divulgatore di una subdola «filosofia del niente», perciò stessa «anticattolica». Da allora Sommavilla non si era mai stancato di affermare che Eco andava considerato «un attentatore della fede» per i suoi libri «nichilistici». Ripetutamente preso di mira, perfino con l’accusa di diffondere «tesi eretiche», il noto semiologo e scrittore rispose una sola volta a padre Sommavilla. Lo fece nel 2002, intervistato da Le Figaro: «Io non sono un martire dell’Inquisizione. Lo sono soltanto per qualche gesuita legato all’Opus Dei».