Morto il papà, risarcita la figlia non ancora nata

«Sì, sono stato rapinato 4 volte dalla stessa persona, un italiano con un casco da motociclista in testa. Come può vedere abbiamo le telecamere, è chiaro che cerchiamo di difenderci con tutti i sistemi di sicurezza possibili. Ma, mi creda, la paura resta. Ed è tanta».
Rimane rigorosamente dietro il bancone, è un po’ schivo ed è evidente che non ha molta voglia di parlare Giovanni Slaviero, 63 anni, dal 1983 titolare della «Farmacia Ambrosiana», in viale Regina Giovanna 42, proprio all’angolo con piazza Maria Adelaide di Savoia. Tra aprile e maggio, infatti, la sua farmacia è stata rapinata ben quattro volte. Gli ultimi due episodi si sono verificati giovedì 5 maggio e lunedì 9. E a mettere a segno il colpo è stato sempre lo stesso uomo, un balordo che è ormai nel mirino della polizia: secondo le dichiarazioni degli investigatori delle volanti, infatti, è solo una questione di ore.
Lunedì il malvivente si è messo in tasca l’incasso dell’intera giornata: 2mila euro. Mica poco per una rapina mordi e fuggi che, quando va bene, non frutta in media più di 500 euro.
Erano da poco passate le 17 quando lo sconosciuto - descritto come un uomo italiano sui 35-40 anni che indossava un casco integrale - senza mostrare armi è entrato nel negozio al semplice grido «Dammi l’incasso!». «Non aveva armi, no, ma infilato in tasca posteriore dei pantaloni teneva un cacciavite» ha spiegato una dipendente della farmacia alla polizia.
Quest’anno sono state parecchie le farmacie prese d’assalto dallo stesso rapinatore più volte. A gennaio (tredici episodi registrati nei primi giorni dell’anno secondo i dati diffusi all’epoca dall’assessorato alla Sicurezza del Comune) è toccata alla farmacia di viale Ranzoni (zona San Siro) dove un malvivente seriale ha colpito almeno tre volte. Lo stesso è capitato recentemente in viale Abruzzi. La tecnica dell’utilizzo della farmacia come un vero e proprio bancomat, infatti, a certi malviventi - in particolare i tossicodipendenti - è molto congeniale.
Per questo genere di rapinatori seriali la polizia milanese utilizza ormai dal 2008 il Key crime, tradotto letteralmente «la chiave del crimine», un programma che permette di prevedere le mosse dei rapinatori seriali ed estrapolare il modus operandi del criminale. In breve si tratta di un software che, grazie a 13mila i parametri, riesce a estrapolare una sorta di Dna comportamentale del criminale in questione. Bastano tre secondi di filmato tratto dalle telecamere per fornire 60 indizi e arrivare alla firma dell’autore.
In soli due anni il Key crime ha fatto quadruplicare le risoluzioni delle rapine nei negozi di ogni tipo, che sono passate dal 10 al 45 per cento. E un nuovo successo di questo sistema rivoluzionario sembra profilarsi anche nel caso della farmacia di viale Regina Giovanna.