Morto il pioniere Ike Turner Fondò il rock e distrusse Tina

da Milano

Anche morendo, Ike Turner ha stravolto le regole. Di solito si dice che sono sempre i migliori ad andarsene. Nel suo caso no. Ike Turner, che è morto mercoledì sera a 76 anni nella sua casa di San Diego in California, era un uomo che tutti riferiscono spregevole, capace di abusare per anni della sua moglie Tina, dedito ai vizi e più generalmente incapace di avere comportamenti onorevoli. Persino Keith Richards dei Rolling Stones, che non è uno stinco di santo ed è di vedute piuttosto larghe, lo ha pubblicamente condannato. Però è stato un pioniere e per molti critici il suo brano Rocket 88 del 1951 è stato un apripista del rock’n’roll perché usava la chitarra elettrica come mai prima. In fondo Ike Turner, nato nel 1931 a Clarksdale nel Mississippi, aveva tutte le caratteristiche del precursore. Irruento, già da ragazzino non si faceva problemi a menare le mani. Spericolato, si fece notare da Sam Philips - uno che al rock sta come Enzo Ferrari all’automobilismo - riuscendo a entrare nel suo giro e a goderne i benefici senza però diventare una star di primo piano. Di sicuro la sua vita cambiò, durante una delle tournée del gruppo Ike Turner and the Kings of Rhythm, quando una sera salì sul palco una bambola scatenata: Anna Mae Bullock. Era il 1958. Cantarono insieme, si sposarono, lei cambiò il suo nome in Tina Turner e il resto lo sapete. Coppia molto famosa negli anni ’60 e ’70, si separò ufficialmente nel 1976 lasciandosi alle spalle una delle storie più abiette che il rock ricordi. Lei la rivelò nel libro I, Tina (poi ripreso dal biopic del 1993 What’s love got to do with it) confermando addirittura che nel 1968 quel tormento di uomo la indusse a tentare il suicidio. Tra loro l’odio era così forte che ieri, alla notizia della morte, lei ha semplicemente detto: «Non lo vedevo da più di trent’anni». Da quando cioè la sua vita era rinata. Come spesso accade, da una tragedia germoglia un fiore e Tina Turner riuscì a conquistare con la carriera solista un successo incredibilmente superiore a quello conquistato con il marito, che nel frattempo si era rassegnato a canticchiare vecchie canzoni nel circuito quasi underground. Solo l’anno scorso era tornato con il disco Risin’ with the blues, che gli aveva fatto vincere il primo Grammy della carriera e ritrovare un po’ di fama. Ma quella fama scura che bacia chi viene guardato sempre con il sospetto e, quando se ne va, non lascia granché rimpianto.