Morto a pochi metri dal pronto soccorso La figlia accusa i medici

da Torino

È aperta a carico di ignoti l’inchiesta sul caso del pensionato di 69 anni morto domenica a Moncalieri (Torino) vicino all’ospedale cittadino. Di fondamentale importanza ora sarà l’autopsia, perché permetterà di capire se Benito Biscuola, dopo essere stato colpito da malore, poteva effettivamente esser salvato da soccorsi immediati. Il reato ipotizzato è l’omicidio colposo, ma per il momento la ricostruzione dell’episodio non lascia individuare responsabilità precise da parte dei sanitari.
La famiglia di Benito Biscuola, 69 anni, morto, probabilmente per infarto, ieri mattina a poche decine di metri dalla porta dell’ospedale Santa Croce di Moncalieri (Torino), è affranta e amareggiata: «Ancora non riesco a credere che mio padre sia morto in questo modo assurdo», dice la figlia Dolores, 40 anni. «Mi chiedo - aggiunge - dove debba andare uno che si sente male se non in ospedale. Chi è entrato a chiedere aiuto si è anche sentito trattare da cretino, ma come fa uno a sapere come sta davvero, se è grave o no. Ma non tocca ai medici dirlo? Ecco, i miei cercavano appunto un medico. Per questo, per sapere se stava male davvero e se si poteva fare qualcosa». Gli inquirenti stanno ora acquisendo i tabulati telefonici per capire esattamente il momento in cui è stata fatta la telefonata al 118 e appurare se, come ha detto l'assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, «ci siano responsabilità personali di qualcuno».
Intanto, il caso di Moncalieri ha provocato reazioni politiche. Il ministro della Salute Livia Turco ha scritto una lettera al coordinatore degli assessori alla Sanità delle Regioni, Enrico Rossi. Si chiede alle Regioni di adottare provvedimenti per superare «quelle che appaiono come interpretazioni eccessivamente rigide dei protocolli di pronto soccorso». Norme che, spiega il ministro, anche se dettate da direttive di intervento basate sull’appropriatezza, «possono dare luogo a disfunzioni nelle operazioni di soccorso e creare disorientamento e sfiducia nei cittadini rispetto a un servizio, quello del 118, che rappresenta uno dei punti di eccellenza del nostro sistema sanitario». Il ministro spiega di ritenere anche urgente un confronto con le stesse regioni sui servizi di emergenze. «Il ripetersi di episodi di disfunzione nei servizi di emergenza sanitaria - ha spiegato il ministero - ci pone di fronte alla responsabilità di dare certezze all’opinione pubblica sulla qualità e l’appropriatezza della rete del 118, e ciò a prescindere dall’esatta dinamica degli avvenimenti occorsi negli ultimi giorni che è oggetto di specifiche indagini della magistratura e delle istituzioni sanitarie locali».