Morto il ragazzo che voleva rifarsi il naso Donati gli organi

da Pavia

Non ce l'ha fatta Paolo Acerbi, lo studente diciannovenne di Vigevano, in coma profondo da sabato al Policlinico San Matteo di Pavia in seguito a complicazioni dopo un'operazione di rinoplastica in anestesia locale eseguita nel Centro Medico Polispecialistico di Travacò Siccomario. Ieri mattina, poco dopo le 10.30, i medici del reparto di Rianimazione diretto dal professor Antonio Braschi hanno dichiarato la morte cerebrale del ragazzo. E i genitori hanno acconsentito all'espianto degli organi.
Così, scaduti i tempi di osservazione alle 17 di ieri, il corpo di Paolo è stato preparato per l'espianto degli organi. Ma non si potrà intervenire su tutti quelli che sarebbero trapiantabili: la magistratura, infatti, ha deciso che il cuore venga «conservato» perché, come si è spiegato, potrebbe servire per esami utili a fugare ogni dubbio sulla causa del blocco cardiaco avvenuto mentre il ragazzo si trovava ancora sotto i ferri, a intervento quasi concluso.
Al momento non ci sono ancora indagati ufficiali, ma le indiscrezioni dalla Procura parlano di tre avvisi di garanzia che potrebbero spiccare il volo nelle prossime ore, mentre dovrebbe essere ascoltata anche la direzione sanitaria del centro nel quale il giovane era andato a farsi «rifare» il naso. Durante l'intervento, un'operazione di routine in anestesia locale, il cuore si era fermato. Per cause che solo l'inchiesta potrà chiarire. Prima dell’operazione erano stati fatti tutti gli accertamenti medici necessari. Però a rinoplastica quasi ultimata, i medici del Centro medico Polispecialistico di Travacò Siccomario (un chirurgo, un anestesista e un rianimatore) avevano dovuto affrontare quell’emergenza imprevista. Avevano fatto il possibile. Loro, come i sanitari del 118 arrivati subito, e che hanno rimesso in moto, dopo 40 minuti di manovre e massaggi, il cuore di Paolo. Ma il ragazzo in quei lunghissimi minuti aveva già subito danni al cervello.
Non si sa ancora quando si terranno i funerali: si prevede che il corpo venga messo a disposizione della famiglia già da oggi, a meno di un dietrofront ordinato dalla magistratura. Si sapeva già da sabato che la vita dello studente era appesa a un filo. I medici non avevano lasciato spazio all'ottimismo parlando con la famiglia dello stato dei fatti. Eppure, ieri, in ospedale la tensione che si respirava nell'aria era alle stelle: perché i genitori ma anche gli amici e i compagni di classe non hanno mai smesso di sperare, fino all'ultimo minuto. E, immediate, in queste ore, sono scoppiate anche le polemiche. «Quella di Paolo è una tragedia che forse si poteva evitare. È incomprensibile che il suo cuore abbia dovuto aspettare 40 minuti prima che i medici lo facessero ripartire», attacca Vincenzo Carpino, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi). Parole dure, senza sconti. «In una sala operatoria ben attrezzata e con l'anestesista rianimatore presente - ha tuonato - in genere bastano pochi minuti per far ricominciare a battere un cuore. Per il ragazzo ne sono serviti 40 e solo dopo l'intervento dei medici del 118. Come se fosse successo per strada o sul luogo di lavoro. Come Aaroi vogliamo sapere cosa è successo in sala operatoria e quali figure mediche erano presenti durante l'intervento». L'ordine provinciale dei medici di Pavia, invece, preferisce aspettare per pronunciarsi sui fatti.
Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo (la federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) attende dal responsabile sanitario del centro in cui il giovane è stato operato una relazione indirizzata all'ordine provinciale dei medici su quanto è accaduto. Per poi pronunciarsi.