Morto Raymond, il re di Soho e del sesso

Il magnate britannico dell'industria del porno morto a 82 anni. Ora è guerra per l'eredità che ammonta a circa 848 milioni di sterline

Londra - Paul Raymond, il magnate britannico dell’industria del porno soprannominato il "Re di Soho", è morto domenica nel suo attico londinese - giusto a fianco dell’hotel Ritz - all’età di 82 anni. Raymond lascia ora un’eredità di 650 milioni di sterline - circa 848 milioni di euro - che con ogni probabilità sarà l’oggetto di una aspra battaglia legale tra figli (legittimi e non) e nipoti.

Infanzia difficile All’anagrafe Geoffrey Anthony Quinn, nato a Liverpool nel novembre 1925, dopo un’infanzia difficile, fatta di miseria e abbandoni - il padre lo piantò quando aveva 4 anni - si trasferì a Londra per far fortuna - arrivandoci, vuole il mito, grazie ad un passaggio offerto da un camioncino con in tasca pochi spiccioli. Sono gli anni dei lavori umili, a svuotare pinte di birra mezze-finite e a pulire piatti. Poi l’incontro con alcuni artisti di cabaret, con i quali decide di mettere in piedi alcuni spettacoli di varietà - dove si esibisce con il nome d’arte, appunto, di Paul Raymond. Ma il successo stenta ad arrivare. Poi il colpo di genio: per qualche centesimo in più Reymond convince le due ragazze che si esibivano con lui a togliersi la maglietta - aggirando la legge che allora proibiva lo spogliarello - piazzando le sue amiche a seno scoperto al centro del palcoscenico sì, ma immobili, come fossero statue.

Il mitico Revuebar In poco tempo Raymond fu in grado di affittare, nel quartiere londinese di Soho, il suo primo locale: il Revuebar. Ovvero il primo striptease bar nella storia della Gran Bretagna - grazie ad uno stratagemma, Raymond infatti registrò il Revuebar come club anzichè come teatro e aggirò i divieti. Era il 1958, e l’Inghilterra si stava scrollando di dosso i duri anni del dopoguerra. Più di 45.000 persone si iscrissero al Revuebar in soli due anni, e la sua stella iniziò a brillare. Raymond fu subito un personaggio controverso, amato e odiato in egual misura e spesso accusato di aver trascinato la società britannica verso la depravazione. Altri, invece, gli riconoscono il merito di aver dato il là alla rivoluzione sessuale nel Regno Unito.

Impero Sta di fatto che in pochi anni riesce a dar vita ad un impero, fatto di club a luci rosse, riviste pornografiche e proprietà acquistate nel cuore dell’East End. «Paul è stato il mio mentore, e mi mancherà molto», ha detto Mark Fuller, proprietario di un noto nightclub di Mayfair, l’Embassy. Paul Raymond diventa in breve una specie di Hugh Hefner d’oltre oceano, rombando per le vie di Londra a bordo di Rolls Royce e Jaguar E-Type, avvolto nella sua inseparabile pelliccia. Ma la sua vita non è tutta auto sportive e champagne. Un duro colpo arriva nel 1992, quando a causa di un cocktail letale di droga e alcol Raymond perde l’adorata figlia Debbie - già direttrice della sezione editoriale del gruppo. Raymond, da allora, si chiuse in sè stesso.

Ricco ma non felice «Per quanto sia ricco, non credo sia felice», aveva detto tempo fa Howard, secondogenito di Raymond. «Gestisce gli affari con pugno di ferro e se la porterà nella tomba». Howard era caduto in disgrazia per aver fatto uso di droga - nonostante, secondo quanto raccontato da Howard stesso, fosse stata proprio la sorella a introdurlo nel mondo della cocaina. Derry, il terzo figlio - risultato di un’avventura di gioventù - non è mai stato preso in considerazione e vive grazie ai sussidi di disoccupazione erogati dallo stato. Sono dunque le figlie di Debbie, Fawn e India Rose, a essere date favorite come eredi della maggior parte della strabiliante ereditàdi Raymond. Salvo battaglie legali - alle porte.