È morto Rosi il maestro che allevava i campioni

«A’ Franco me dai 300 lire de lezione?». Erano gli anni Sessanta, ero un giovane golfista di belle (e non mantenute) promesse ed andavo a Firenze, all’Ugolino, per il Giglio d’Oro e l’estate, a Punta Ala, per la Coppa d’Oro. Lui, il «maestro» Franco Rosi in campo pratica sorrideva, prendeva un paio di manciate di palline e mi diceva: «Fammi vedere!». Cinque, sei minuti sotto il suo occhio nato per il golf e poi il suo verdetto «fai questo, fai quello e adesso lasciami lavorare».
Grande Franco Rosi, scomparso domenica scorsa dopo una lunga malattia ma che appena una settimana fa era ancora in campo pratica all’Ugolino a dare consigli alla sua ultima «creatura» golfistica, Lorenzo Gagli, da poco in possesso della «carta» per giocare sul Tour, ultimo erede dei segreti di un «grande» uscito come tutti i grandi dalla scuola di quel Pietrino Manca che tutti chiamavano The Teacher.
Franco all’Ugolino - circolo storico italiano - era un punto fermo. Ho frequentato quelle colline verdi ed impareggiabili da ragazzo, dalla presidenza di Uguccione della Gherardesca e poi di Pietro Antonelli, di Nino Pallavicino e via via di tutti gli altri presidenti. Cambiavano i presidenti ma Rosi era sempre lì, era l’Ugolino. Ed anche quando - era il 1971 - Umberto Agnelli presidente del neonato I Roveri gli offrì una cifra «che non si poteva rifiutare» perché andasse a Torino, Franco ringraziò ma tra un bel «tredici» ed il cuore scelse di rimanere all’Ugolino. Scelse di continuare le sue battute di caccia, la sua andata a funghi, i suoi amici, i suoi allievi campioni o pippe che fossero. E di campioni ne ha scoperti ed allevati tanti, non solo fiorentini, anche quelli che allenava per la Federazione negli anni Settanta e che portò ai vertici del golf europeo.
Sinceramente - e non solo emotivamente in questo momento - non riesco a pensare all’Ugolino senza Franco Rosi e credo di non essere il solo.
Caro Franco, ieri a darti l’ultimo abbraccio c’erano davvero tutti i tuoi amici, i tuoi soci, i tuoi allievi, sembrava una «rificolona» anche se mesta e piena di ricordi.
Caro Franco grazie per tutto quello che hai fatto per il golf italiano, grazie per la sincera amicizia che hai dato a tutti noi, grazie per i funghi che abbiamo mangiato insieme, per quel «peperoncino bomba» che sapevi coltivare e grazie per tutte le 300 lire di consigli che non ti sei mai fatto dare anche se l’ultima volta - colpa dell’inflazione - mi hai messo davanti solo tre palline!
Caro Franco, i tuoi allievi ti chiamavano «Gesù» per i miracoli che sapevi operare sui loro swing, ora dove sei fanne ancora uno: vedi di mettere a posto il grip del tuo «celeste Omonimo». Ciao Franco. Tvb.
P.S. A proposito: se vedi intorno a te qualcosa che vola non imbracciare la doppietta, non sparare... Sono angeli!