Morto il secondo padre del mago di Wiz

In pochi giorni, uno dei fumetti più belli del mondo ha perso i suoi creatori. Dopo Johnny Hart, padre anche di «B. C.», è morto Brant Parker, che con Hart firmava «The Wizard of Id», per noi italiani «Il mago Wiz». Se il fascino di «B. C.» dipende in gran parte dal contrasto tra un mondo ancora vergine (la preistoria, con vulcani dinosauri ecc.) e la presenza di rapporti sociali già perfettamente definiti ma inspiegabili - qui l’elemento primitivo è assai più presente che nei «Flintstones» -, in «Wiz» l’argomento è, senza possibilità di equivoco, il potere.
La conservazione del potere è, nelle democrazie (Atene) o nelle monarchie basate sulla nomina (dall’impero romano all’Inghilterra shakespeariana), il grande tema tragico. I meccanismi che reggono tale conservazione, o continuità, restano gli stessi anche nei regimi autocratici, con la differenza che, in questo caso, il tragico si tramuta in comico, perché la materia tragica (fondata sull’incertezza dell’esito) scompare del tutto: il potere, nel regno di «Wiz», è così saldamente nelle mani del re che questi può farne tutto ciò che vuole, volgendolo in farsa. Questo re - piccolissimo, cattivissimo, disegnato sul modello del re delle carte da gioco - è il grande motore di tutta la striscia.
«Certo, dev’essere bello fare il re» dice il menestrello di corte: «Oggi fai una promessa, domani la sciogli... ». «Posso fare molto di più» replica il re. «E cioè?». «Posso anche mantenere una promessa, se voglio». In un’altra striscia ecco sbeffeggiata una delle grandi conquiste moderne: le elezioni politiche. «Le previsioni elettorali» domanda il re al duca «sono sempre a mio schiacciante favore?». «Lo erano fino a ieri, maestà». «E ieri che è successo?». «Ci sono state le elezioni». Il disegno di Parker qui è molto efficace, col re che pone la domanda al duca girando la testa, dopo averlo oltrepassato, come a sottintendere un «ah, dimenticavo... ».
Se le vicende belliche, affidate all’imbelle sir Brandolph, volgono alla catastrofe, nessuno sconquasso turberà la struttura di questa società: tant’è che Brandolph resta al suo posto. «Che sport consiglia alle masse, sire?» chiede una bella damigella. «Il duello con l’ascia» risponde il re. Lei: «Ma io fremo di sdegno!». E il re, imperturbabile: «Fremere di sdegno è uno sport per le minoranze».
L’età d’oro di «Wiz» è stata, ovviamente, quella della Guerra fredda. Ma le categorie politiche non sono tramontate, a cominciare dalla coppia centrale «amico-nemico». «L’arte della politica» spiega il re «consiste nell’usare tutti, tranne i propri amici». Uno degli uditori si sporge verso un altro e gli sussurra: «Ora so qual è il suo segreto: non ha amici». La politica è cinica, ma qui sta il suo piacere. Informato che il suo avversario alle elezioni è un grande cattedratico, premio Nobel, ecologista, fautore dei diritti civili, il re si sfrega le mani, soddisfatto: «Ancora una volta hanno scelto uno che di politica non capisce un c... ».
Dobbiamo essere grati a Hart e Parker per aver saputo trasformare in riso, e quindi in catarsi, la nostra quotidiana umiliazione: senza nasconderla ma, anzi, esibendola in piena luce.