Morto Solgenitsin, l'anticomunista che denunciò l'inferno dei gulag

Il premio Nobel
per la letteratura, che aveva 89 anni, è stato colpito da un
ictus, secondo quanto riferito da fonti editoriali Mosca. Nel 1945 era stato condannato a scontare 8 anni nei campi di lavoro: <strong><a href="/video.pic1?ID=morto_solgenitsyn">il video</a></strong>

Mosca - Alexander Solgenitsin è morto. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Interfax. Il premio Nobel per la letteratura, che aveva 89 anni, è stato colpito da un ictus, secondo quanto riferito da fonti editoriali Mosca.

Icona del secolo breve Scrittore, drammaturgo, storico, Alexander Solgenitsin ha attraversato la storia russa del ventesimo secolo, il "secolo breve" che gli inflisse le ferite del totalitarismo comunista. Lo scrittore, che era nato poco più di un anno dopo la Rivoluzione russa, raccontò i suoi esiti più tragici vissuti di persona nei campi di lavoro. Solgenitsin ci era arrivato nel 1945, dopo che in una lettera a un amico aveva criticato Stalin. Fu condannato a otto anni di lavoro forzato, che lo costrinse a restare lontano da Rostov, dove aveva studiato e passato gran parte dell’adolescenza. Da quest’esperienza trasse le opere che lo resero celebre, un’icona della dissidenza russa e dell’anticomunismo: "Un giorno nella vita di Ivan Denisovich", "Il primo cerchio" e "Arcipelago Gulag".

La vittoria del Nobel Vinse il Nobel per la letteratura nel 1970, e quattro anni dopo fu espulso dall’Unione Sovietica. Dopo aver lasciato la patria, visse in Germania, Svizzera e Stati Uniti. Rientrò in patria nel 1994, dopo la dissoluzione dell’Impero sovietico, ma non risparmio critiche all’evoluzione della Russia e dell’Occidente che per lui deve ritornare ai valori morali tradizionali.