Morto sotto i ferri e il cancro non c’era

Ottantacinque anni. Una vita alle spalle. L’ultimo giorno, passato nella sala operatoria della clinica. Perché, in sala operatoria, un «incidente» l’ha ucciso. Un’emorragia interna lo uccide. E l’autopsia non viene nemmeno effettuata. Antonio era entrato alla Santa Rita per una dispnea. Viene deciso di sottoporlo a un intervento al polmone sinistro. Scrive il consulente della Procura: «Nonostante l’età, un precedente by-pass aorto coronarico e la situazione cardiaca tutt’altro che brillante, si decide di operare senza esame istologico. E già questo è grave. Durante l’intervento, mentre si procede a lisi di aderenze, si verifica una lacerazione del cuore con emorragia inarrestabile seguita da decesso». «Il chirurgo - prosegue il perito - sostiene la tesi assai improbabile di rottura spontanea del cuore ma non richiede l’autopsia». Ma soprattutto, «del sospetto tumore, che ha portato all’intervento, non c’è traccia. È un caso di estrema gravità».