Morto il tassista aggredito a dicembre

Alessia Marani

Non ce l’ha fatta Filippo Spugna, il tassista romano di 51 anni, vittima di una rapina nella notte del 16 dicembre. Filippo è morto ieri nel letto del reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale «Sandro Pertini» dove da allora lottava disperatamente contro la morte, dopo essere finito in coma, trapassato alla scapola da un proiettile 7,65. I suoi killer erano saliti sul suo taxi al Testaccio. Poi l’avevano abbandonato morente sul sedile della sua auto in via Cerchiara, nei pressi della Tiburtina. Il poveretto verrà ritrovato diverse ore dopo.
Al suo capezzale erano finiti il sindaco Walter Veltroni, l’assessore alla mobilità Mauro Calamante. Ai tassisti capitolini dall’inizio di quel mese vessati da una serie di rapine in incredibile escalation, avevano promesso speciali misure di sicurezza. E lo stesso prefetto Achille Serra in un’apposita riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica aveva annunciato che presto sarebbero stati installati dispositivi satellitari e telecamere sulle vetture del servizio pubblico cittadino. Promesse disattese, tanto che l’altro giorno la cooperativa «3570», la più grande in città, la stessa di cui faceva parte Spugna, ha iniziato a montare a proprie spese le prime microcamere su parte dei veicoli «perché - dicono - non potevamo aspettare altro tempo. È passato più d’un mese. Anticipiamo le spese in attesa dell’intervento garantito dal Comune».
«Filippo era una persona molta tranquilla e affezionata al suo lavoro. Quando sono diventato un tassista, circa 15 anni fa, lui era già un veterano della professione». Così lo ricorda Livio, collega della 3570. Aggiunge Gianluca Benincampi a bordo della sua auto alla stazione taxi in piazza Venezia: «Quando lavoro non mi sento sicuro, a prescindere che sia giorno o notte il rischio c’è sempre». Qualche anno fa, Benincampi subì un’aggressione da due ragazzi gallesi ubriachi. «Ricordo che uno di essi scese e mi aprì lo sportello strattonandomi verso il sedile del passeggero - racconta -. Per fortuna poi il suo compagno lo invitò a ragionare e scapparono a gambe levate». Anche Livio, famiglia di tassisti da generazioni, racconta di un’aggressione subita da suo padre quando ancora esercitava la professione: «Accadde di notte alla stazione Tiburtina - dice - un giovane salì sulla vettura di mio padre indicandogli un percorso di circa 800 metri. Al termine della corsa, quello strinse una cinta intorno al collo di mio padre che immediatamente perse i sensi». Salvo per miracolo, grazie all’intervento di un garagista che lo accompagnò in ospedale dove presto riprese conoscenza, il padre di Livio tornò al suo mestiere nonostante il forte trauma subito.
Negli ultimi tre mesi del 2005 sono state 18 le rapine ai tassisti nella periferia romana e nell'hinterland, a volte con tassisti picchiati e feriti, spesso per pochi euro. Il 16 dicembre la rapina a Filippo Spugna. Nella sua auto vennero ritrovati tre bossoli di 7,65. Stesso calibro della pistola sequestrata a Danilo S., 27 anni, e Walter D. L., 36 anni, entrambi di Tivoli, arrestati dai carabinieri la notte tra il 22 e il 23 dicembre mentre s’apprestavano a compiere l’ennesimo colpo. Secondo gli inquirenti i due avrebbero sempre agito sotto l’effetto di cocaina. A seconda dell’esito delle perizie balistiche verrà contestato loro anche il reato di omicidio.