Morucci a Casapound «Seppelliamo l’odio»

«Se deve essere riconosciuto il mio diritto di parola, senza che in questo conti altro che il mio essere cittadino in un regime di uomini liberi, allora lo stesso diritto non può essere negato a chi si dichiara fascista. Se non è così si rimane nel gioco delle parti che assai poco ha a che fare con i diritti». Così l’ex Br Valerio Morucci in una lettera sul gruppo di Facebook «Libertà di parola» per spiegare l’invito di Casapound, il centro sociale di destra. Nello stabile occupato di via Napoleone III, uno dei carcerieri di Aldo Moro presenterà il 6 febbraio il suo libro «Patrie Galere». Con lui intellettuali di destra e di sinistra: l’ex Lotta continua Giampiero Mughini, l’ex Potere operaio Ugo Maria Tassinari, il giornalista Angelo Mellone, Luca Gramazio (Pdl) e il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella. «Animato da questa prossimità con i vinti cui vuole negarsi la parola - spiega l’ex brigatista - andrò a presentare un mio libro in un palazzo che è stato occupato da militanti della destra radicale per ospitare famiglie senza casa e per averne una sede. Non sarà forse una passeggiata, perché ancora è forte l’animosità per i troppi giovani restati sul selciato negli anni ’70. E io nei primi anni di quel decennio di sangue sono stato, seppure non a tempo pieno, un cacciatore di fascisti. Sono però convinto che quell’animosità dipenda di più dal residuo mai sciolto dell’idea cristallizzata, ideologizzata, stereotipata che ci si era reciprocamente fatti del “nemico”. E questo residuo bisogna provare a sciogliere. Per porre tutti quei ragazzi morti dentro un’unica pietà, anche se nella particolarità delle memorie, o nella diversità delle commemorazioni. E finalmente seppellirli. Senza più lasciarli inumati a metà». E porre fine a quello che per Gianluca Iannone, leader di Casapound, è «il meccanismo diabolico dell’antifascismo».