Morucci invitato alla Sapienza, ma il rettore lo respinge

Il Papa no, meglio l’ex brigatista che sparò ad Aldo Moro. Strane, le aule della Sapienza di Roma. Mentre la visita di Benedetto XVI fu bloccata dagli studenti e dai professori più anticlericali, l’annunciato seminario con protagonista Valerio Morucci rischiava di passare sottotraccia, nella più assoluta normalità. Una mail, una convocazione da parte della segreteria di Scienze Umanistiche, un annuncio del professore di Letteratura americana Giorgio Mariani: lunedì 12 gennaio tutti a sentire l’ex terrorista rosso parlare di «Cultura, violenza, memoria». Peccato che a rovinare la bella giornata di nostalgie di piombo sia intervenuto quel guastafeste del rettore Luigi Frati, lievemente contrario a mandare in cattedra un assassino: «Il seminario? Facciamolo a via Fani, davanti alla lapide che ricorda la morte di Moro». Una presa di posizione retrograda per i comitati studenteschi, ragionevole e intelligente per chiunque altro. In primis per Maurizio Gasparri (Pdl) e Giorgio Merlo (Pd), che plaudono al «buon senso» della posizione del rettore, che cancellano «una incredibile situazione che continua a vedere ex terroristi diventare accreditati opinionisti».
Una posizione che ha costretto il prof. Mariani ad annullare l’incontro, con tante scuse per la «leggerezza» con cui è stato diramato l’invito, «senza spiegazioni, per inquadrare il terrorismo all’interno della letteratura americana». La presenza di Morucci, secondo gli organizzatori, era gradita anche ai funzionari di polizia. Peccato che il Sap, il sindacato degli agenti, abbia definito l’iniziativa «vergognosa». Come non detto, Morucci archiviato e le sue «Schegge di memoria», gli scritti dei suoi ricordi, richiusi in qualche cassetto. In attesa che qualche altro docente illuminato sia colto da fregola tardo-rivoluzionaria. Magari stavolta senza un rettore altrettanto intelligente che gli consegnerà con orgoglio le chiavi del suo Ateneo.