Mosca, alt all’export di petrolio verso la Ue

Anche l’Azerbaijan si scontra con Putin e sospende le sue consegne sul Mar Nero Nessun rischio per l’Italia

da Milano

La Russia ha bloccato le forniture di petrolio via Bielorussia, attraverso l’oleodotto Druzhba, che porta il greggio in arrivo dagli Urali verso Germania, Polonia, Ucraina e Slovacchia: è il risultato delle nuova «guerra energetica» intrapresa da Mosca, questa volta non più con l’Ucraina, come lo scorso anno, ma con un altro ex appartenente all’Unione Sovietica, la Bielorussia. Una mossa che viene anche interpretata come un modo per mettere alle strette il discusso premier bielorusso, Alexander Lukashenko, considerato non più «affidabile» da Mosca. Il quale ha reagito minacciando anche di chiudere le basi russe sul suo territorio.
Un comunicato dell’Unione europea ha affermato che non c’è «rischio immediato per le forniture di petrolio all’Ue nel breve termine», ma ha chiesto una «spiegazione urgente e dettagliata sui motivi dell’interruzione». La nuova presidenza tedesca dell’Ue, appena insediata, ha comunque espresso «preoccupazione» e ha chiesto che «le forniture siano ristabilite il più presto possibile». Secondo il portavoce del commissario Ue all’Energia, il Druzhba pesa per il 15% degli approvvigionamenti di greggio di tutta l’Unione e per il 50% dell’export russo di petrolio verso l’Europa. Le nazioni più colpite sono la Polonia, la Germania, l’Ungheria (che ha già convocato gli ambasciatori russo e bielorusso), la Slovacchia e il sud-est europeo. La Polonia ha riserve per 80 giorni, la Germania per 130, la Slovacchia per solo 70.
Ma il problema non è soltanto quello delle forniture, che pure esiste ma che può essere superato ricorrendo a invii via mare con le petroliere, quanto piuttosto quello della credibilità delle politica energetica russa, che già aveva subito un duro colpo dalle vicende ucraine dello scorso anno. E va considerato che solo settimana scorsa i due stati si erano impegnati a continuare con regolarità le forniture all’Europa. La crisi petrolifera scoppiata tra la Russia e la Bielorussia «conferma che il tema della sicurezza e dell'approvvigionamento energetico è sempre più un problema geopolitico al di là dei singoli casi che possono accadere» ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. Tra l’altro va segnalato che l’Italia non è minimamente toccata dal blocco dell’oleodotto russo, in quanto riceve le forniture da Mosca attraverso un’altra condotta.
La vertenza tra Mosca e Minsk fa il paio con quella che lo scorso anno aveva creato difficoltà alle forniture di gas attraverso l’Ucraina. E come lo scorso anno, i russi ora hanno accusato la Bielorussia di prelievi illegali di petrolio in transito sul suo territorio. L’origine del contendere è sempre la stessa: la Russia vuole applicare prezzi di mercato per il gas consegnato alla Bielorussia, che lo riceveva in precedenza con quotazioni ben più basse. Così Minsk ha accettato obtorto collo un rincaro da 46 a 100 dollari per il prezzo di mille metri cubi di gas russo (che è ancora lontano dai livelli di mercato), ma si è «vendicata» decidendo di porre una tassa di 45 dollari per ogni tonnellata di petrolio russo che transita attraverso il proprio territorio. I russi si sono rifiutati di pagare la tassa e hanno sospeso l’invio del greggio. Di fatto dalla notte tra domenica e lunedì Mosca ha smesso di pompare il suo petrolio, colpendo soprattutto Germania e Polonia. Minsk ha inviato una delegazione a Mosca nella giornata di ieri, ma i russi hanno reagito a muso duro, affermando che «le trattative riprenderanno solo dopo la sospensione del dazio sul petrolio».
Intanto l’Azerbaijan ha deciso di sospendere i propri invii di petrolio da Baku sul mar Caspio al porto russo di Novorossisk sul mar Nero, in rappresaglia per l’aumento di prezzo che Gazprom ha effettuato sulle sue forniture di gas allo stato caucasico. La «guerra energetica» di Mosca si sta davvero aprendo a ventaglio su tutti i fronti.