Mosca: i dati del censimento non li passeremo al Viminale

I rilevamenti della Cri serviranno solo per assistere i nomadi

Quattro schede da riempire e un libretto d’iscrizione alla Croce rossa. Così inizierà, ufficialmente da martedì, il censimento dei campi nomadi a Roma. Ieri una conferenza stampa nella sede della Cri è servita a fare il punto. Foglio insediamento, foglio socio-sanitario, nomi dei capi-famiglia, modulo sanitario. Il censimento a Roma è questo, nient’altro. «I dati non verranno trasmessi al Viminale, ma serviranno solo a fini umanitari», puntualizza il prefetto di Roma Carlo Mosca: «Gli interventi delle forze dell’ordine sono un’altra cosa, non c’entrano niente con il censimento. Noi puntiamo a migliorare le condizioni igieniche, a favorire la scolarizzazione. Un certo numero di bambini rom non frequenta gli istituti, dobbiamo invertire la tendenza. Eventualmente favorire la frequenza di scuole di arti e mestieri». In perfetta sintonia il presidente nazionale della Cri, Massimo Barra: «Noi non abbiamo bisogno di carabinieri e polizia. Noi andiamo incontro a queste persone con un fiore».
Milano e Napoli si muovono diversamente? «Si sono mosse troppo presto», taglia corto Barra. «Sul censimento deciderà tutto la Croce Rossa», ribadisce Mosca. Tagliata fuori dai giochi anche l’Opera Nomadi, che l’altro giorno aveva detto chiaramente che il censimento della Cri non serve a nulla, perché saranno raccolte informazioni già in possesso del Comune. «Che importa? Ricominciamo da capo. I rom vanno assistiti», ha chiosato ieri chiaramente il prefetto. Convincendoli (magari con qualche sportello mediatico finanziato dal Comune, chi lo sa?) a lavorare tutto il giorno, guadagnarsi il pane col sudore della fronte e mandare i figli a scuola. Chissà mai com’è che prima non ci aveva pensato nessuno.
A riportare tutti con i piedi per terra nel tardo pomeriggio però è arrivata la dura presa di posizione del consigliere comunale del Pdl, Ugo Cassone: «Non possiamo più rimandare la soluzione al problema delle espulsioni. In campagna elettorale abbiamo sottolineato la presenza di 20mila clandestini che devono assolutamente essere allontanati. La demagogia comunista e la falsa integrazione - ha aggiunto Cassone - non possono prendere il sopravvento, non può più essere rimandato un convinto intervento del prefetto che garantisca la sicurezza dei cittadini romani e l’applicazione delle leggi». Nota molto critica anche dal presidente della commissione sicurezza al Comune, Fabrizio Santori: «Temiamo che l’impostazione su cui si fonda il censimento dei nomadi possa risultare inefficace rispetto alle disposizioni previste dal governo. Le modalità d’intervento che vedono la presenza marginale delle forze dell’ordine, potrebbero apparire molto lontane dal concetto di legalità per cui sono state pensate. È opportuno che il censimento non sia volontario, ma teso alle richieste di sicurezza della cittadinanza e all’adozione di misure finalizzate allo sgombero, così come previsto dall’ordinanza del governo del 30 maggio 2008».