Mosca, il negoziato sul nucleare fallisce ancora

Fausto Biloslavo

Nulla di fatto al vertice di Mosca sulla crisi nucleare con l’Iran, mentre il presidente francese Jacques Chirac sostiene che è «inaccettabile» per la comunità internazionale un Iran con la bomba atomica. Alla riunione nella capitale russa hanno partecipato i rappresentanti dei cinque Paesi con diritto di veto del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Cina, Russia, Inghilterra e Francia) oltre alla Germania. Dopo tre ore discussione non è stato redatto alcun documento comune. Gli Usa hanno premuto per annunciare la necessità di sanzioni contro l’Iran, ma i padroni di casa, la Francia e la Cina preferiscono aspettare il nuovo rapporto dell’Aiea a fine mese.
Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha ammesso che al vertice non è stata presa alcuna decisione. Subito dopo, però, ha dichiarato che «l’Iran deve ascoltare la richiesta di fermare le attività legate all’arricchimento dell’uranio». Nel frattempo è giunta a Mosca una delegazione iraniana per spiegare il punto di vista di Teheran agli ambasciatori europei.
Il sottosegretario di Stato americano Nicholas Burns, presente al vertice, ha invece sottolineato con forza «la necessità di sanzioni» nei confronti degli ayatollah. Dopo la fallimentare riunione, Burns ha velatamente criticato la Russia sostenendo che «diversi Paesi continuano a permettere l'esportazione di materiali dal doppio uso (civile e militare) che possono essere utilizzati e, crediamo in alcuni casi vengono utilizzati, per far crescere l'industria nucleare iraniana». Gli Stati Uniti chiedono a tutti i Paesi di interrompere queste esportazioni e da Mosca di fare altrettanto con una partita di missili terra-aria Tor M1, già acquistati dagli ayatollah per difendere i siti nucleari.
Alle richieste americane ha risposto indirettamente il capo di Stato maggiore russo, generale Iouri Baluyevski, che ha confermato l’invio delle batterie di missili a Teheran. Inoltre l’alto ufficiale ha dichiarato che «la Russia non userà la sua forza militare né a favore di una parte né a favore dell’altra» in caso di escalation militare.
Il ministro degli Esteri inglese, Jack Straw, in visita in Arabia Saudita, ha ribadito di «non prendere in considerazione l’ipotesi di un attacco militare degli Usa contro l’Iran». Il primo ministro Tony Blair ha però dichiarato che è giunto «il momento che il mondo mandi un messaggio chiaro e univoco al regime iraniano per spingerlo a desistere dal processo di arricchimento dell’uranio e dal finanziare attività terroristiche». Con un’intervista al quotidiano egiziano Al Ahram, in occasione della sua visita a Il Cairo, il presidente francese Jacques Chirac ha ribadito «che per la comunità internazionale la prospettiva di un Iran nuclearizzato militarmente è inaccettabile».
Sul fronte interno il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato duramente criticato dal movimento studentesco iraniano Daftar Tahkim Vahdat. «Questa politica aggressiva e la decisione di riprendere l’arricchimento dell’uranio, mette a serio repentaglio la sicurezza del Paese e della sua popolazione», scrivono gli studenti aggiungendo che la strategia di Ahmadinejad «poco intelligente ed offensiva sfida senza ragione la comunità internazionale».