Mosca pronta ad accogliere l’Iran nell’alleanza difensiva anti-Nato

La Rice in Russia cerca di rasserenare il clima e conferma i prossimi colloqui con gli ayatollah sul nodo della sicurezza in Irak

Tra i due litiganti Teheran se la gode. Lo «stato canaglia» nemico numero uno degli Stati Uniti in Medioriente, il debitore insolvente a cui Mosca minacciava qualche settimana fa di interrompere la costruzione della centrale di Busher è, da ieri, una canaglia con cui discutere, un debitore mezzo alleato.
Lo si è scoperto al via dei delicati colloqui di Mosca tra il segretario di Stato Condoleezza Rice e le autorità russe per cercare di appianare la contesa sullo scudo spaziale. Quella contesa avvelena le relazioni tra Cremlino e Casa Bianca e minaccia di riportarli ad un clima da guerra fredda, ma in questo nuovo «grande gelo» Stati e Nazioni ai confini dell’impero diventano indispensabili alleati. E l’Iran in questa politica del «déjà vu» è una pedina da non perdere. Non a caso Condoleezza Rice annuncia proprio da Mosca il via libera a colloqui senza precedenti sulla situazione irachena con il regime della Repubblica Islamica. Un annuncio confermato a Teheran dai portavoce del ministero degli Esteri. Mosca risponde, a stretto giro di posta, con un mossa ancora più insidiosa. Subito dopo l’annuncio della Rice fa sapere di esser pronta ad ammettere Teheran nell’Organizzazione per il trattato collettivo di sicurezza (Csto) l’alleanza che riunisce Armenia, Bielorussia, Kazakistan, il Kirghizistan, la Russia, il Tagikistan e l’Uzbekistan.
Mosca è pronta, insomma, a trasformare l’Iran in un alleato mettendolo al riparo di qualsiasi attacco preventivo americano alle sue strutture nucleari. In attesa di studiare le contromosse, la Rice nega l’esistenza di un clima da guerra fredda con Mosca, ma ammette le aperture a Teheran. «Abbiamo utilizzato quel canale per un po’ di tempo, ora ci sembra il momento giusto per attivarlo», annuncia il segretario di Stato Usa confermando il via libera a colloqui con l’Iran sulla situazione irachena. Ovviamente Condoleezza si guarda bene dall’ammettere qualsiasi rapporto tra il suo annuncio e la visita moscovita e attribuisce la decisione alle consultazioni con i Paesi dell’area. «Ci siamo impegnati a fare quanto possibile per aiutare gli iracheni», ricorda la Rice, accennando alla conferenza internazionale sull’Irak dei primi di maggio a Sharm el Sheikh. «Una delle cose più importanti è aiutare gli iracheni a gestire problemi di frontiera, come il flusso di guerriglieri stranieri e il contrabbando di armi lungo il confine», ha aggiunto la Rice.
Da Teheran comunque non arrivano segnali incoraggianti neppure stavolta. Neanche il sì del segretario di Stato a colloqui diretti dopo 27 anni di totale gelo sembra scuotere l’intransigenza del presidente iraniano Ahmadinejad. Rispondendo ai moniti del vice presidente americano Dick Cheney sulla necessità di metter fine alle attività d’arricchimento dell’uranio, Ahmadinejad promette durissime rappresaglie in caso di attacco. «Sanno bene che se commetteranno un errore di quel genere - avvisa il presidente iraniano - la rappresaglia sarà durissima e li farà pentire del loro gesto».