Mosca pronta a ospitare Tarek Aziz «È malato, problema umanitario»

da Bagdad

La Russia potrebbe accogliere la richiesta dell’ex vicepremier iracheno Tarek Aziz di recarsi in quel Paese per sottoporsi a cure mediche. Lo ha detto ieri il presidente della Commissione Affari internazionali del Parlamento di Mosca, Konstantin Kosachyov. Il deputato - evidentemente consapevole dei sospetti che questa disponibilità può ingenerare, considerati i buoni rapporti che l’Unione Sovietica prima e la Russia in seguito hanno sempre avuto con il regime di Saddam Hussein - ha sottolineato che non vi sarà alcuna interferenza nell’inchiesta sui crimini a carico di Saddam e dei suoi collaboratori. «Non è una questione politica, ma semplicemente umanitaria. I media hanno detto che Aziz, affetto da serie malattie, è stato fortemente debilitato dall’esecuzione di Saddam», ha precisato Kosachyov. «Se necessario, i suoi avvocati avranno le garanzie della Russia che ritornerà al processo», ha evidenziato il parlamentare.
Pochi giorni fa l’ex vicepremier iracheno aveva chiesto alle autorità di Roma e al Vaticano di farsi garanti per poter essere trasferito in Italia a causa di motivi di salute (ha avuto un infarto due anni fa) e in attesa del processo in Irak. Aziz è detenuto da quasi quattro anni in una base militare Usa vicino Bagdad, ma contro di lui non è per il momento stata formulata alcuna accusa. Appare peraltro evidente che Tarek Aziz sta cercando affannosamente una via d’uscita, dopo che già tre capi del regime (Saddam incluso) sono stati giustiziati nelle ultime settimane e che la sentenza di morte per un quarto (l’ex vicepresidente Taher Yassin Ramadan) è stata già anticipata.
Intanto, in quella che appare come la prima azione significativa nei confronti dell’Esercito del Mehdi, la milizia che fa capo all’imam radicale Moqtada al Sadr, il premier iracheno Nouri al Maliki ha annunciato l’arresto di circa 400 miliziani sciiti. Secondo un comandante dei miliziani a Bagdad, le forze americane e irachene hanno lanciato due giorni fa un’operazione congiunta a Umm a-Maalef, quartiere sciita a sud della capitale irachena.
La nuova strategia voluta dal presidente americano Bush comincia dunque a dare risultati, ma non si può purtroppo dire che riesca a contrastare l’azione sul campo dei terroristi. Anche ieri, infatti, Bagdad è stata teatro di una serie impressionante di attentati: cinque autobomba sono esplose solo nella mattinata in punti diversi della capitale irachena, provocando la morte di 17 persone e il ferimento di una cinquantina. Gli obiettivi, come ormai è regola, sono stati i più vari: un mercato di frutta e verdura in un povero quartiere di periferia, strade affollate del centro ma anche del degradato quartiere sciita di Sadr City. Un altro ordigno è esploso nella città petrolifera settentrionale di Kirkuk, dove la maggioranza etnica è curda.
E a proposito di petrolio, di cui l’Irak è ricchissimo, è stato raggiunto un accordo politico per la bozza definitiva di una legge fondamentale che stabilirà come verranno gestite e distribuite le entrate derivanti dalle esportazioni di greggio.