Mosca: ritiro completato, per Usa e Francia no

Continua la guerra di dichiarazioni nel Caucaso. L’Armata rossa lascia solo la città di Gori, ma annuncia: "Abbiamo lasciato tutto il territorio georgiano". Bush e Sarkozy: "Rispettare l’intesa"

Tbilisi - I russi hanno lasciato la città di Gori, centro nevralgico della Georgia, occupata dall’inizio del conflitto. Mantengono, però, posizioni nel porto di Poti e a Sinaki. Ancora un giorno di confusione sullo stato della presenza militare nel Paese caucasico. Con Mosca che dichiara «completato» il ritiro promesso entro il 22 agosto. E Tbilisi, Usa e Francia che smentiscono.

Il segretario del Consiglio di sicurezza georgiano, Aleksandr’ Lomaia, conferma che colonne di carri armati e mezzi blindati russi hanno lasciato Gori, Khashuri, Kaspi e Zughdidi. Ma a Sinaki e Poti i russi sono rimasti in forza. Il ministero degli Interni denuncia anche un tentativo di mantenere un posto di blocco russo lungo la strada che collega la capitale al Mar Nero. Dal canto loro Usa e Francia hanno accusato la Russia di non rispettare i termini del cessate-il-fuoco negoziato con la mediazione europea. «I russi hanno cominciato a ritirare le loro forze - ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Robert Wood - ma non hanno rispettato i loro obblighi sul cessate il fuoco». Per replicare Anatoly Nogovitsyn, vice capo dello Stato maggiore di Mosca, sceglie il sarcasmo: «Il presidente degli Stati Uniti è in vacanza, ovviamente non sta ricevendo le informazioni in modo tempestivo: raccomando al suo addetto stampa di prestare maggiore attenzione».

Il piano francese di cessate il fuoco sottoscritto dai leader russo, Dmitri Medvedev, e georgiano, Mikhail Saakashvili - seppure con un diverso numero di punti - si rivela vago dal punto nell’applicazione. Tanto che Mosca si è riservata il diritto di aumentare a piacere, se necessario, i «peacekeeper» nelle fasce di sicurezza e nelle due repubbliche secessioniste - Abkhazia e Ossezia del Sud - ormai di fatto sotto il suo completo controllo.

Intanto a Tskhinvali, bombardata l’8 agosto da Tbilisi, è arrivato l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, che si è detto «profondamente colpito dall’entità del problema umanitario» e dalle distruzioni. Il «presidente» sudosseto Eduard Kokoity ha dato a Guterres garanzie sul ritorno e sulla sicurezza dei profughi georgiani.

Non diminuiscono le preoccupazioni per il gelo creatosi fra Russia e Nato a causa del conflitto georgiano. Ieri è intervenuto anche il ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini, si è appellato a Mosca perché non fermi la cooperazione con l’Alleanza atlantica, «indispensabile» per la sicurezza comune.