"Moschea, abbiamo trovato il posto"

L’annuncio del prefetto: "La soluzione è vicina, pronti agli espropri". Sorgerà fuori dal centro, c’è l’ipotesi di via Novara. Ma De Corato avverte: "La decisione deve passare attraverso un referendum"

La strada per la moschea si fa meno tortuosa e più veloce. Il prefetto di Milano è pronto a espropriare l’area individuata per ospitare la preghiera della comunità musulmana trasferita da viale Jenner. «Se ci sono difficoltà e inconvenienti si può ricorrere anche a strumenti autoritativi», avverte Gian Valerio Lombardi, mentre fa sapere di avere in mano la soluzione definitiva al problema dell’ubicazione, e una sistemazione provvisoria per tamponare l’emergenza. La sistemazione provvisoria resta il Palasharp, dove da due mesi ormai i fedeli musulmani si ritrovano per pregare il venerdì. Altra questione la localizzazione definitiva. Si parla dei due piazzali di Lampugnano, di un’area in via Novara, al confine ovest della città, e ancora di piazzale Cuoco. «Abbiamo allo studio un soluzione che senz’altro verrà realizzata - è ottimista Lombardi - sarà un’area fuori dal centro, e non susciterà reazioni negative presso i cittadini». Poi spiega meglio: «Abbiamo in mano ancora diverse ipotesi, ma non ancora tutti gli elementi per decidere. Valutiamo tutti i pro e i contro, per non scontentare nessuno». Rassicurazioni importanti, dopo che l’accordo per Lampugnano - piazzale retrostante o area adiacente il palazzetto di Divier Togni - aveva provocato una sollevazione dei residenti, riuniti in assemblea con duecento persone per dire «no a un’altra viale Jenner». Lampugnano non è tramontata, ma ora è solo una delle quattro opzioni rimaste sul tavolo.

«Adesso quelle aree di Lampugnano non hanno un profilo urbanistico compatibile», avverte però il vicesindaco Riccardo De Corato, che intanto annuncia: «An vuole un referendum. I residenti si esprimano sulla ubicazione nel quartiere prescelto». L’assessore allo Sviluppo del territorio, Carlo Masseroli, sta esaminando le caratteristiche urbanistiche delle zone più idonee. «Abbiamo quasi completato le verifiche - fa sapere -. È indispensabile che il luogo scelto non generi in altri punti della città condizioni analoghe a quelle vissute in viale Jenner. Ma sarà comunicato solo quando saremo pienamente convinti della scelta». Di sicuro «sarà un luogo solo - aggiunge l’assessore -. Il mio ruolo è trovare un’area in cui trasferire il centro di viale Jenner. Un luogo solo, salvo che non sia possibile trovarlo. In quel caso ripiegheremo su più luoghi piccoli». Il prefetto lavora in un’ottica di ordine pubblico, secondo le indicazioni ricevute dal ministro Maroni: chiudere e spostare altrove viale Jenner. Questa è la priorità, non una sistemazione generale di tutta la comunità musulmana milanese, che d’altra parte ogni settimana vede già più di 3mila persone riunirsi in diversi luoghi di preghiera. Ed è per questo che la Lega ha dato una nuova accelerazione, con l’intento dichiarato di chiudere la partita-Jenner: «Con quella situazione Milano è in debito da 20 anni - ha ripetuto ancora ieri Davide Boni, capodelegazione del Carroccio in Regione -. L’importante è lavorare perché non ci siano più problemi in quella via, e questo significa anche spostare definitivamente non solo la preghiera del venerdì, ma anche il centro islamico».

Un’esigenza che il presidente del centro, Abdel Hamid Shaari, dichiara di condividere: «Noi - dice Shaari - siamo i primi a voler risolvere quel problema, e siamo i primi a voler contribuire a una soluzione. Ora non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione - ha precisato ancora Shaari - il prefetto sta lavorando e ci fidiamo del suo lavoro. Quando sarà il momento vogliamo essere messi al corrente della situazione». Oggi o domani i fedeli si riuniranno ancora una volta al palazzetto di Lampugnano, per chiudere il mese di ramadan. Anche la logistica della «moschea» sarà un nodo fondamentale. Il Comune è da sempre orientato a consentire l’insediamento di una struttura leggera, non un edificio vero e proprio. «Sarà una struttura decorosa», assicura solo il prefetto. E De Corato è perentorio: «Qualsiasi soluzione definitiva che preveda un edificio secondo me deve passare dalla volontà dei cittadini. Su questo non posso che concordare con il ministro Ronchi, i residenti devono esprimere il loro parere con un voto. Dobbiamo chiedere loro: “Volete o no una moschea?”».