Moschea, il Comune accelera De Corato: «Ci batteremo» La Lega: 100mila firme contro

Un invito a incontrarsi in Comune, l’8 agosto alle 11. Un invito firmato dal vicesindaco Maria Grazia Guida e diretto al centro islamico di viale Jenner, «e con noi alle altre comunità islamiche di Milano, almeno credo», anticipa orgoglioso Abdel Hamid Shaari, leader del più discusso fra i centri musulmani milanesi, quello che fino all’estate del 2008 occupava i marciapiedi della strada, nella periferia nord della città, fino allo spostamento a Lampugnano, al Palasharp, dove alcune migliaia di fedeli pregano ancora ogni venerdì.
Per il Ramadan, iniziato due giorni fa, i fedeli dell’Istituto culturale islamico si ritrovano a pregare, al tramonto, al teatro Ciak di via Procaccini; «ma è del futuro che vogliamo parlare» ha detto Shaari proprio nel corso delle preghiere per il primo giorno del mese sacro, salutando come «una bellissima notizia, e un bel risultato, la convocazione di Palazzo Marino». «Mi aspetto di dialogare finalmente con la nuova giunta visto - ha sottolineato - visto che per 20 anni non è stato possibile». Secondo Shaari «venti anni di paura e di campagna quasi dell’odio nei nostri confronti sono caduti e non fanno più proseliti». «La paura non paga più - ha commentato - Milano è prontissima ad avere una moschea, sono i politici che hanno governato finora che non se ne volevano rendere conto».
E l’iniziativa dell’amministrazione comunale ha subito trovato una netta opposizione nella Lega Nord. Il capogruppo del Carroccio in Consiglio comunale, Matteo Salvini, ha annunciato che la Lega è «pronta a raccogliere 100mila firme di milanesi contrari» all’apertura della moschea. «Nessun spazio a Milano per chi non rispetta la legge non rispetta la donna e predica odio», ha avvertito Salvini. Posizione analoga per il presidente del Consiglio regionale, Davide Boni: «Shaari - ha detto - è libero di continuare a raccontare una storia che non trova alcun riscontro nella realtà: resta il fatto che il centrodestra milanese e lombardo non devono accettare lezioni di dialogo da chi, purtroppo, in tutti questi anni ha sempre e solo pensato ai propri interessi senza curarsi delle esigenze della città». «Più volte le istituzioni hanno chiesto l’individuazione di un referente unico da parte delle varie correnti islamiche che si trovano a Milano - ha ricordato - ma non c’è mai stata alcuna risposta in questo senso». «Pertanto - ha concluso - chiedere l’edificazione di una grande moschea nel capoluogo lombardo, senza prima dimostrare la minima volontà di rispettare il Paese ospitante, è praticamente impossibile».
Anche Riccardo De Corato, ex vicesindaco e assessore alla Sicurezza, oggi vicepresidente del Consiglio comunale, ha subito confermato la sua contrarietà: «Dopo aver ricevuto in pompa magna a Palazzo Marino rom abusivi e regolari - ha ironizzato - gli attuali amministratori si preparano a ricevere anche gli islamici del Centro islamico di Viale Jenner. Ormai a Palazzo Marino è un via vai di rom, musulmani, abusivi, centri sociali ecc. Ma quello che riteniamo sia ancor più importante, soprattutto per la sicurezza dei milanesi - ha aggiunto - e che la realizzazione di questo grande centro di preghiera dovrebbe avvenire senza che ci siano i minimi requisiti di sicurezza e certezza di rispetto di quelle regole». «Finché non ci sarà una disciplina nazionale - ha concluso - consiglio al vicesindaco e all’assessore Majorino di non insistere. Noi ci batteremo strenuamente perché a Milano non sorga alcuna grande moschea, ci sarà un opposizione totale da parte del Pdl».