Moschea, i lavori? paga il Comune

Stanziati 50.946 euro (come contributi per i luoghi di culto) per la messa a norma del capannone di via Meda.
Assoedilizia attacca: &quot;Le chiese sono sempre state erette a spese dei fedeli&quot;. Finanziate anche altre confessioni<br />

I partiti discutono sull’apertura di nuovi luoghi di culto per i fedeli islamici e intanto alla moschea «Al-Wahid» di via Meda arrivano già i fondi del Comune. Si tratta della prima tranche, da 12.736 euro, di un finanziamento complessivo da 50.946 euro per sostenere la ristrutturazione dell’ex capannone industriale in zona Navigli nel quale dovrà sorgere una moschea in grado di ospitare 150 musulmani. La convenzione tra il Comune e la Comunità religiosa islamica italiana (Coreis) presieduta dall’imam Yahya Pallavicini è stata stipulata il 21 giugno 2007, anche se la decisione di concedere il finanziamento era stata presa da Palazzo Marino alla fine del 2005. Ora, con puntualità svizzera, sono stati liquidati i primi contributi, mentre le altre due tranche arriveranno rispettivamente quando i lavori saranno giunti a metà e quando saranno terminati. Come osserva Andrea Borsani, esperto di edilizia del gabinetto del sindaco, «la somma assegnata rientra nei contributi per i luoghi di culto, che devono essere pari all’8% degli introiti delle urbanizzazioni secondarie. In particolare quelli per la moschea di via Meda serviranno per il rifacimento degli impianti elettrici e di condizionamento e per la messa a norma dell’edificio. Assegneremo le altre due tranche solo dopo che l’ufficio tecnico per l’edilizia del Comune avrà svolto verifiche puntuali sull’effettiva realizzazione dei lavori». Anche se il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, rileva che «anche nella attualità più recente nella nostra città le chiese sono state erette prevalentemente a spese della comunità dei credenti e non dello Stato o del Comune. Anche il mondo musulmano dovrà dunque uniformarsi a queste regole. Inoltre sussiste un problema di riconoscimento e di legittimazione: quale confessione, quale ente, chi lo decide? Non basta la spontanea richiesta di un gruppo di fedeli, occorre anche una organizzazione che trovi la legittimazione all’interno della confessione, a sua volta riconosciuta dal nostro ordinamento». Nel mondo islamico non esistono infatti gerarchie precise come nella Chiesa cattolica e dunque la scelta del Coreis come interlocutore per il Comune potrebbe apparire arbitraria. Una critica cui replica Borsani: «Intanto il Coreis, a differenza di altre associazioni, rappresenta i musulmani di cittadinanza italiana, e poi il suo ruolo è stato riconosciuto quest’anno anche con l’Ambrogino d’oro all’imam Pallavicini». I finanziamenti al Coreis non sono però l'unico aspetto singolare che emerge dai dati sui contributi ai luoghi di culto negli ultimi cinque anni. A partire dalla somma tutt’altro che trascurabile destinata ai Testimoni di Geova, ben 415.820 euro per quattro progetti diversi. Mentre nella classifica delle parrocchie cattoliche cui sono state assegnate le maggiori sovvenzioni ci sono al primo posto San Martino in Greco con 810mila euro, al secondo Santa Maria Liberatrice, in zona Ripamonti, con 776.450 euro, al terzo la Madonna della Fede, in zona Baggio, con 601mila euro.