"Moschea al posto della piscina olimpionica"

L’assessore Rizzi: "Il nostro progetto per un impianto sportivo è pronto
ma l’area di via Bentivoglio se vincesse Pisapia diventerebbe un luogo
di culto". A Sesto San Giovanni il Pd ha deciso di farlo subito

Un piscina olimpionica in via Bentivoglio, fermata Bisceglie della metropolitana. Quell’impianto di prestigio che a Milano manca come il pane. Per poter finalmente organizzare grandi eventi internazionali dedicati al nuoto e ai tuffi. E consentire ai campioni locali di potersi allenare. Il progetto è già pronto, ma il rischio ora è che l’area scelta venga utilizzata in modo diverso. Magari per costruire quella grande moschea, addirittura la più grande d’Europa dicono i suoi sull’entusiasmo della vittoria al primo turno, che l’ultrarosso avvocato Giuliano Pisapia ha messo a pagina 27 del suo programma. «Riteniamo - si legge - che la realizzazione di un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione, possa essere non solo l’esercizio di un diritto, ma anche una grande opportunità culturale per Milano».
La moschea al posto della piscina, dunque, se a vincere sarà Pisapia. «Lo spazio - spiega l’assessore allo Sport del Comune Alan Rizzi - è quello di via Bentivoglio, di fianco al campo da calcio. Sono 20mila metri quadrati in carico al mio assessorato e il progetto di una piscina olimpionica è già pronto». Anche perché l’area è perfettamente servita dalla fermata Bisceglie e da un parcheggio di interscambio. «Per mettere a bando le aree - spiega Rizzi - stavo solo aspettando l’entrata in vigore del Piano di governo del territorio». Un’operazione a costo zero per le casse di Palazzo Marino che vorrebbe utilizzare lo strumento della concessione del diritto di superficie. Costi a carico di chi costruirà, potendo usufruire anche degli spazi dedicati a servizi e attività commerciali. «Il risultato - assicura l’assessore - è che non spenderemo nulla per avere una struttura importante. E allo stesso tempo doteremo di servizi una zona che ne ha davvero bisogno». E invece? «Invece pare che su quella stessa area ci sia già un progetto per la costruzione di un centro islamico». E ora? «Ora o la piscina o la moschea, queste sono le diverse visioni della città. Gli elettori lo devono sapere prima di scegliere se votare Moratti o Pisapia. Due modi diversi di intendere lo sviluppo di Milano».
Come già si è visto l’altra notte a Sesto san Giovanni. La Stalingrado d’Italia dove la giunta di centrosinistra del sindaco Giorgio Oldrini ha votato la costruzione di una moschea entro l’anno. «Assurdo - commenta il consigliere del Pdl Roberto Di Stefano, dopo una durissima opposizione - Soprattutto finché non c’è una legge nazionale che regolamenta i rapporti tra lo Stato e la religione islamica». Una decisione a lungo contestata dal centrodestra. «Anche perché - aggiunge - non ci sono paletti. A cominciare da un albo degli imam a cui dovrebbe essere richiesta almeno la fedina penale pulita o la possibilità di controllare le prediche che troppo spesso si trasformano in pericolosi appelli alla guerra santa». Col vicesindaco Riccardo De Corato che spiega come la «cittadella dell’Islam» voluta da Pisapia, sarebbe «un nuovo crocevia del terrorismo». E ricorda l’ex imam di viale Jenner Abu Imad, in carcere dopo essere stato condannato definitivamente per associazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo. Da cui mai ha preso le distanze Abdel Shaari, l’attuale direttore di viale Jenner, uno dei sette centri islamici al mondo più temuti dalla Cia, dove «secondo i giudici si faceva il lavaggio del cervello per aspiranti kamikaze». Mentre Pisapia spiega che «per coinvolgere gli stranieri nelle decisioni politiche della città è fondamentale riconoscere il diritto di voto».