Moschea a Ravenna, Lega in rivolta

La giunta di sinistra vuole costruire un nuovo tempio Ma il Carroccio annuncia battaglia: «Lo fermeremo»

da Bologna

Dopo Bologna, con il sindaco Sergio Cofferati costretto a fare marcia indietro sul progetto di una grande moschea in zona Caab, anche nella vicina Ravenna esplode un caso.
Nella città romagnola non c’è ancora un atto amminstrativo prodotto dalla giunta del sindaco ds Fabrizio Matteucci, però l’annuncio dell’intenzione di costruire un luogo di culto per la comunità islamica locale (4mila persone, ma solo 150 frequentano in media il Centro islamico per la preghiera del venerdì) è stato dato dall’assessore all’Immigrazione di Rifondazione comunista, Ilario Farabegoli. Ed è scattata la mobilitazione della Lega nord: «Abbiamo già raccolto oltre duemila firme» spiega il deputato Gianluca Pini, lo stesso che a Bologna ha sostenuto la battaglia contro Cofferati. L’amministrazione comunale di Ravenna ha già indicato dove dovrebbe sorgere la moschea: in zona Bassette, alla periferia della città, dove si concentrano attività industriali e artigianali. Una scelta che non va giù a Cna e Confartigianato locali, i cui vertici hanno chiesto al Comune di ripensarci: «È un’area artigianale pensata, progettata e realizzata per dare risposta alle esigenze delle piccole e medie aziende - sostengono -, decisamente inopportuna per l’insediamento di un luogo religioso». Il Comune di Ravenna si dice disposto a «valutare altre possibilità» e, secondo la Lega, lo ha anche già fatto: «Sappiamo che c’è un interessamento per un’altra zona, quella di via Berlinguer - continua Pini -, che è nuovissima e di pregio». La risposta del Centro islamico è prudente: «Se Cna e Confartigianato hanno un’alternativa - afferma Mustapha Toumi, segretario del Centro ravennate - lo dicano, perché noi non siamo pregiudizialmente contro un’altra sede possibile». La comunità musulmana a ottobre dovrà lasciare l’attuale sede di via Scaletta perché sotto sfratto. «Il sindaco non parla e la sinistra sta facendo dei passi indietro. Perché questo ritardo?» si chiede invece Fall Modou, presidente della Rappresentanza dei cittadini extraeuropei in Comune, che ieri ha partecipato a un incontro organizzato dai sindacati confederali, favorevoli alla moschea, cui era invitato anche il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero.
«Appena ci sarà un atto della giunta siamo pronti a dar vita a un comitato anti-moschea» assicura il leghista Pini, che spera di riuscire a imboccare la strada della richiesta di un referendum, come successo a Bologna, mossa che ha convinto il sindaco Cofferati ad aprire un dialogo con i cittadini. Un dietrofront che ha avuto pesanti conseguenze politiche per la sua maggioranza, già logorata da due anni di attriti con l’ala radicale: ieri il segretario bolognese di Rifondazone comunista, Tiziano Loreti, ha annunciato la rottura con Cofferati, seguito dalla Sinistra democratica e dai Verdi. Oltre al caso-moschea, a portare il Prc fuori dalla coalizione è l’inedita alleanza, basata su un pacchetto di azioni condivise, stretta tra il sindaco-sceriffo e Alleanza nazionale sui temi della sicurezza e della lotta al degrado.