Moschea, rom e droghe: le risposte che Pisapia non può dare ai milanesi

Giuliano Pisapia dichiara senza se e senza ma che con lui sindaco Milano avrà subito una moschea. Ma il Pdl incalza: «Chiarisca prima del voto in quale quartiere vuole costruirla». Perchè si sa che i milanesi sono pronti alle barricate. É una delle 10 domande che il centrodestra - imitando il tormentone anti-Cav - rivolge al candidato del Pd. Che è contro gli sgomberi rom e a favore delle cosiddette «stanze del buco». É alleato con la sinistra radicale ed esponenti dei centri sociali. E dunque, il Pdl gli chiede di svelare le sue ricette contro la droga nelle zone della movida, le occupazioni delle case popolari, le baraccopoli abusive. Semmai vincesse. Perchè il vicesindaco De Corato è convinto che «se il centrosinistra nel 2006 non si è fidata neanche di un prefetto», il candidato era Bruno Ferrante, «figuriamoci se consegnerà la città a un comunista alleato con leoncavallini, centri sociali, radicali. Milano è moderata». Anche il sottosegretario Santanchè incalza: «Pisapia ha indossato il vestito da moderato, ma se lo tolga e mostri come la pensa perché conosciamo le sue proposte da onorevole del Prc». Battaglie a favore di aborto e eutanasia. Tra gli impegni che si è preso con i cittadini c’è già il registro delle coppie di fatto. Lo sfidante cerca il match, e soprattutto i riflettori: «Sono pronto a rispondere in un confronto pubblico con la Moratti». L’invito è per sabato alle 12 in San Babila. Così «potrò porle le 100 domande alle quali non ha mai voluto rispondere sul malgoverno della città». La cerca anche per una sfida tv. Ma il sindaco che ha già chiarito le sue linee - dal no alla moschea all’azzeramento dei campi rom - si chiede «come mai Pisapia fa le domande solo dopo che gli vengono poste».