La moschea scatena la rissa

GenovaLe ha tentate tutte, il sindaco Marta Vincenzi, (Pd «scomoda» con i vertici del partito), per convincere i riottosi che «la moschea a Genova è cosa buona e giusta». Ha persino spedito diecimila lettere, con le ragioni della scelta della giunta comunale, ad altrettanti cittadini residenti nel quartiere del Lagaccio, sulle alture della città, dove dovrebbe sorgere il tempio islamico. Solo che loro, i destinatari, non l’hanno presa bene: non hanno neanche aperto le buste, limitandosi a riscrivere l’indirizzo - «Spettabile Sindaco Vincenzi, Palazzo Tursi» - e spedire tutto al mittente. Ma lei, l’ex SuperMarta dei tempi belli (quelli della «Nuova Stagione» goduta solo in campagna elettorale) non si è arresa per così tanto. E ha convocato un consiglio monotematico, dedicato alla moschea. Col risultato, imprevisto solo per lei, di ricevere urla di protesta, fischi e addirittura un borsone, lanciato dal settore riservato al pubblico. Che pure era stato abbondantemente «presidiato» in anticipo dalla claque dei fedelissimi del centrosinistra.
Il borsone non ha raggiunto il bersaglio auspicato dal lanciatore, certo Gianalberto Conte, capogruppo del Carroccio nel Municipio Centro Est, che è stato comunque denunciato dal presidente dell’assemblea Giorgio Guerello. E il dibattito in consiglio comunale è proseguito al calor bianco, confermando ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, che la maggioranza dei genovesi, compresi molti che a suo tempo hanno votato a sinistra, sono contrari alla moschea. Soprattutto, ma non solo, per timore di «infiltrazioni» da parte di estremisti islamici. Tanto più in un sito che già soffre di problemi di forte degrado per la cronica trascuratezza delle amministrazioni «popolari e democratiche» che si sono succedute al governo della città negli ultimi decenni.