«Moschee? No agli impresentabili»

«Possibile che la liberta di culto valga solo per i musulmani?». Il giorno dopo gli incontri fra gli amministratori comunali e le due maggiori comunità islamiche milanesi, Matteo Forte, 27 anni, neo consigliere comunale del Pdl di area cattolica, non nega affatto il diritto dei musulmani milanesi di professare il loro culto. Anzi, sul principio ha pronta la citazione giusta, col via libera di Paolo VI al progetto di una grande moschea romana. Ma d’altra parte, avverte, la libertà di culto non è un passpartout che azzera tutto, e tutti livella.
Che ne pensa, dunque, della visita del vicesindaco Maria Grazia Guida ai musulmani riuniti in preghiera in un campo sportivo in via Cambini?
«Intanto mi è sembrato un modo curioso di procedere. Prima ancora che arrivasse un invito si è manifestata una generica disponibilità a partecipare, senza che si sapesse chi erano gli interlocutori. Un’istituzione non si muove così, è irrituale».
Ma non è una questione formale...
«Il tema degli interlocutori è centrale. Il cuore del problema è proprio quali interlocutori il Comune decide di legittimare. Anche perché mi risulta che nel coordinamento delle comunità islamiche non si riconoscano, o non siano stati invitati a partecipare, né il centro di via Meda né quello di via Padova, il cui direttore è Ambrogino d’oro».
Quindi il tema non è cosa si fa, moschee o no, ma con chi si dialoga?
«Il punto è cosa accadrà lì. Non possiamo essere ingenui. Il Comune non può permettersi di non scegliere. Chi sosteniamo? Chi sostiene l’infibulazione o no. Chi ha un’idea di rispetto delle donne o no».
Dunque la moschea si fa con chi dà certe garanzie?
«Mah, ho letto che qualcuno parla di “duomo e parrocchie”. Mi chiedo chi guiderebbe la preghiera, o se il minareto debba essere più alto della Madonnina. Non credo che ci sia una effettiva, reale esigenza della grande moschea».
La vicesindaco e la sinistra insistono molto sulla libertà di culto e religiosa. Sbagliano?
«Il mio partito si chiama Popolo della Libertà, non mette certo in discussione le libertà fondamentali. Ma posto così è un tema fuorviante».
C’è anche da dire che a una parte della sinistra si ricorda della libertà di culto solo quando non ci sono di mezzo i cristiani. Basterebbe pensare ai copti.
«Io penso alla sparata dell’assessore democratico Pierfrancesco Majorino sull’educazione sessuale a scuola, non so se di ogni ordine e grado. Mi chiedo se questa non sia una violazione della libertà quanto meno di educazione, delle famiglie, perché sappiamo che non si tratta di un modello neutro di educazione».