Moschee, parte la battaglia Boni: «Regole ai luoghi di culto»

Il capogruppo leghista: «Mai più un caso come viale Jenner. Pronti a vietare i campi rom»

La battaglia sulla seconda tranche di modifiche alla legge urbanistica regionale comincia quest’oggi, nell’aula del parlamentino lombardo, e chissà per quante sedute durerà. Perché, da una parte, c’è l’Unione più che mai determinata a bloccarne l’approvazione, dall’altra l’assessore leghista al territorio Davide Boni altrettanto intenzionato a non accogliere «nemmeno uno degli 868 emendamenti» presentati dall’opposizione, ritenendoli «per l’85 per cento semplicemente strumentali». «Si tratta di puro e semplice ostruzionismo» ha ripetuto ieri mattina Boni, durante la presentazione delle novità contenute nella nuova legge, «la più importante delle quali - ha rimarcato l’assessore lùmbard - è quella riguardante la procedura di approvazione dei futuri Piani attuativi», quella che attribuirà d’ora in poi ai singoli consigli comunali il potere d’adottarli o meno, «allargando così le scelte sul territorio a tutte le forze politiche. Ma, da quello che ho capito, questa norma non interessa a nessuno, visto che gli emendamenti riguardano ben altro».
Infatti la battaglia consigliare sarà soprattutto sulle nuove regole stabilite per l’apertura di luoghi di culto (leggi, soprattutto moschee) e sulla norma che porterà da 5 a 3 gli anni di salvaguardia del territorio, vale a dire quelli in cui deve essere rispettato un Piano regolatore comunale, e che secondo il centrosinistra sarebbe stata inclusa dalla giunta lombarda soltanto allo scopo di favorire, a Monza, la speculazione edilizia da parte di terzi.
Partiamo dai luoghi di culto. Finora, per gli spazi sotto i 150 metri quadrati, non era necessaria alcuna autorizzazione per il cambio di destinazione d’uso. Ecco perchè è stato possibile trasformare in moschea un garage come quello di viale Jenner. «Francamente non so chi glielo abbia consentito - ha puntualizzato Boni - visto che quei locali non avevano i requisiti per poter diventare una moschea. Ed è l’unico luogo di culto di tutta Milano fuori dalle regole. Comunque sia da oggi, anche se non vi sono modifiche, per gli edifici destinati a luogo di culto occorrerà l’autorizzazione del sindaco, chiamato ad una maggiore responsabilità nel controllo di eventuali irregolarità. Nessuna guerra all’Islam, solo l’intenzione di fissare regole certe».
Ma l’Unione, su questo, si appresta a dare battaglia con tutti gli strumenti possibile. Boni ha portato come esempio alcuni emendamenti del consigliere Zamponi dell’Italia dei Valori, il quale chiede di sostituire le parole «luoghi di culto» con «sexy-shop», oppure «negozi per tatuaggi e piercing» o addirittura «rifugi alpini» e «studi psicanalistici». «Evidentemente non conosce le leggi - la replica di Boni - perché queste tipologie di negozi sono già normate». Quanto a possibili sgambetti della Cdl, Boni non li prende nemmeno in considerazione: «Il segretario provinciale Udc non è d’accordo? Lo dica ai suoi rappresentanti regionali, visto che hanno approvato questo testo in commissione».
Capitolo edilizio. Boni è stato lapidario «È un adeguamento alle norme nazionali non una legge ad personam, siamo mica pazzi. C’erano Prg vecchi di 30anni, bisognava dare un segnale. A Monza sono preoccupati? Il sindaco Faglia faccia bene il suo lavoro e inizi lui a salvaguardare il proprio territorio non cementificando la città come sta facendo, tra l’altro nel suo pieno diritto. Lasci quindi lavorare anche noi».
Infine,un annuncio. «Nella prossima, ed ultima tranche, di modifiche, includeremo una norma che cancellerà i campi nomadi dalla Lombardia». C’è già carne al fuoco per un’altra battaglia campale al Pirellone.