«Moschee di quartiere entro un anno»

Un centro islamico in ogni quartiere. La promessa elettorale del sindaco da ieri ha anche una data certa: «Entro un anno». La grande moschea può attendere: a risparmiare alla giunta un surplus di polemiche sono i rappresentanti delle comunità milanesi ricevuti ieri a Palazzo Marino dal vicesindaco Maria Grazia Guida e dagli assessori alla Sicurezza Marco Granelli e Sport Chiara Bisconti. Una decina di associazioni si sono già compattate in un coordinamento e hanno scelto come portavoce Davide Piccardo, che era candidato con Giuliano Pisapia nella lista di Sel alle scorse comunali e assicura subito che «il grande centro monumentale non è la priorità, ora vogliamo che le varie comunità abbiano finalmente riconosciute delle strutture dignitose». Ma per dirla con le parole del direttore di viale Jenner Abdel Hamid Shaari, «prima tante parrocchie e poi il duomo». L’idea non è per nulla accantonata anzi, ma prevale la politica dei piccoli passi. E con un’amministrazione «amica» potrebbero essere molto veloci. Quella di Jenner e del centro di viale Padova, dove si raccolgono 5mila persone, saranno le situazioni più urgenti da affrontare. Per il sovraffollamento ma anche per la tolleranza ormai al limite dei residenti. Sul destino del centro di viale Jenner pende anche la scadenza del contratto a fine 2012, anche se Shaari frena: «Se al Comune servirà più tempo per trovare una soluzione non sarà un problema allungare l’affitto ancora per un anno o due». Da ieri il dialogo è aperto, e al contrario della linea Moratti-De Corato, l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli precisa che viene prima «dei paletti sui controlli, quelli li fisseremo insieme al tavolo». L’impegno della giunta è «creare luoghi di culto nei quartieri per uscire dalla modalità delle soluzioni tampone, nelle palestre si deve fare ginnastica non pregare», ha spiegato l’assessore Bisconti. Il grande luogo di culto, conferma, «rimane comunque una priorità» e «c’è anche l’impegno affinchè sia l’ultimo Ramadan affrontato in emergenza» con i credenti riuniti sotto il tendone del Ciak. «Coinvolgeremo i quartieri, i luoghi di culto devono diventare anche spazi di crescita sociale e culturale» assicura il vicesindaco. Che ha fissato il 14 settembre un appuntamento con le associazioni per fare la mappatura degli spazi esistenti che possono essere regolarizzati e le alternative che Palazzo Marino può aiutare a recuperare. Anche se Piccardo assicura: «Tutte le spese saranno a carico nostro, non chiediamo un euro». Il neonato Caim ha sollecitato anche «una commissione di studio sulle soluzioni giuridiche e urbanistiche in grado di garantire l’esercizio del diritto di culto».
Se la Lega alza le barricate e lancia una raccolta firme, il Pdl ribadisce la «ferma e decisa contrarietà alla grande moschea» na apre ai piccoli luoghi di culto. Anche perchè, ribattono il capogruppo Carlo Masseroli e il vicepresidente dell’aula Riccardo De Corato, non è che la soluzione votata all’unanimità dal consiglio lo scorso mandato. Ok «purchè ci siano spazi adeguati, interlocutori riconosciuti e accreditati, rispetto delle regole e delle leggi con verifiche continue e non si creino squilibri nel tessuto sociale dei quartieri». E «il Comune non deve spendere nulla: se hanno gli spazi a norma va bene, se sono fuori legge come in gran parte al momento vanno chiusi».