Moschee di quartiere, Pisapia è già bocciato L'asse Pdl e Pd: "Devono decidere i cittadini"

La giunta nel caos sui luoghi di culto per i musulmani. Masseroli: "Sì a regole scritte". Demolita la linea della vicesindaco. La
capogruppo Rozza: "Assessori con problemi di protagonismo". E De Corato avverte: "Condizioni irrinunciabili. Un Paese arabo si faccia garante"

Argomenti e toni diversi, ma su una cosa sono d’accordo: la giunta sulle moschee è partita col piede sbagliato. Così i principali gruppi consiliari, Pdl e Pd, che nello scorso mandato amministrativo avevano votato insieme un documento che non chiudeva le porte alla moschea, ora si ritrovano d’accordo nel criticare la linea maturata nell’incontro fra i dirigenti dei centri islamici e mezza amministrazione comunale - un vertice concluso con la promessa di arrivare entro un anno alle moschee di quartiere per poi pensare a quella «grande moschea» che Abdel Hamid Shaari, leader del centro di viale Jenner ha definito «il nostro duomo».
A sinistra è la capogruppo del Pd, Carmela Rozza, a dar voce alle critiche dopo la risposta polemica che il vicesindaco Maria Grazia Guida, e l’assessore Pierfrancesco Majorino, entrambi colleghi di partito, hanno riservato alle sue perplessità. «Vedo in qualche assessore un problema di protagonismo, e troppi nervosismi ingiustificati - ribatte Rozza - motivati forse da un’autodifesa». La linea del gruppo è molto chiara: «Non è stato un errore l’incontro, ma bisogna aprire un dialogo con tutta la città, compresi i rappresentanti delle religioni». Che significa? «Significa un confronto coi Consigli di zona, che noi vogliamo far diventare vere municipalità, e significa assemblee pubbliche coi cittadini». Rozza non arriva fino all’idea del referendum, ma non ammette sottovalutazioni dei pericoli: «Le regole, per esempio le prescrizioni urbanistiche, ci sono e si devono rispettare. Per il resto il dialogo e il confronto aperto alla città sono decisivi, perché i fondamentalisti non partecipano al confronto e al dialogo con la città». La capogruppo del Pd garantisce che «la maggioranza è solida e lo ha dimostrato su altre questioni», ma sul tema non molla: «Io non mi impressiono. Il problema non è il Pd, che ha il 30%, maggioranze, minoranze e articolazioni interne». E quella iniziativa di dialogo e confronto con le zone e i cittadini - assicura - «se non la faranno altri la faremo noi con i nostri circoli». Dal fronte del principale partito di opposizione, il Pdl, il capogruppo, Carlo Masseroli, condivide la proposta del Giornale di un regole scritte da concordare coi centri islamici e sottoporre al voto dei cittadini. «È un tema da approfondire, una proposta su cui lavorare». «Superiamo gli steccati - dice Masseroli - questo non è tema da colpi di maggioranza. Io dico sì alla libertà di culto ma con la precondizione delle regole civili e di sicurezza, il lassismo non è ammissibile. Rozza ha ragione quando giudica superficiale la posizione della giunta».
L’ex assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato, oggi vicepresidente del Consiglio comunale, è da sempre portatore di una posizione di fermezza, ma precisa: «Io non sono pregiudizialmente contrario, ma voglio garanzie». «Le moschee di quartiere ci sono già, le rendano regolari e agibili, il Comune non è un immobiliare». Sulla grande moschea le precondizioni sono «un Paese arabo moderato che si faccia garante della richiesta di una moschea», e regole sul piano nazionale. E «un voto dei residenti, anche immigrati».