Moschee, il Vaticano: "Sì, ma Stato controlli" La Lega insiste: "Stop"

Dopo la proposta della Lega per una <strong><a href="/a.pic1?ID=311454">moratoria sulla costruzione di nuove moschee</a></strong>, il Vaticano apre alla libertà di culto ma avverte: &quot;Lo Stato deve controllare&quot;. Ma il Carroccio non molla e rilancia: &quot;L’unico modo per intervenire e regolamentare l’attività delle moschee è quello di dare noi delle norme&quot;

Roma - Il Vaticano è favorevole alla costruzione di nuove moschee in Italia, purchè ci sia un controllo dello Stato sulle effettive finalità religiose, e non si trasformino in luoghi per altri fini. In seguito alla richiesta della Lega di bloccare l’edificazione di nuovi centri di culto musulmani, monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede, difende la libertà di culto e chiede maggiori controlli su tutto il territorio. "Dobbiamo garantire che i musulmani presenti nel nostro Paese possano coltivare la loro religione in maniera appropriata", ha quindi specificato il nuovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata.

Sotto controllo "Il luogo di culto in quanto tale è sempre sorgente di comunione e di dialogo, ma il problema nasce - ha detto Ravasi - quando il luogo di culto assume tipologie che sono eterogenee alla propria identità: in questo caso la convivenza sociale e lo stato in particolare esigono una verifica, un controllo". La questione, ha spiegato Ravasi, presenta due facce della medaglia. "Da un lato - ha detto il ministro vaticano della Cultura - bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto che deve essere sede di una presenza spirituale autentica; d’altra parte - ha aggiunto - questo non deve diventare un modello diverso. Se diventa qualcosa di diverso infatti, la società civile ha diritto di intervenire e verificare" ha sottolineato.

Un dibattito di eccessi In questo dibattito, ha osservato Crociata, "si va per eccessi: dal rifiuto immotivato a una visibilità , a una invadenza che stonano". Ci vuole "equilibrio", ha avvertito il presule nella sua prima intervista da neo-segretario Cei, concessa al settimanale 30Giorni. Il problema delle moschee in Italia è "un altro", ha sottolineato monsignor Crociata. "Di solito - ha osservato - siamo in presenza di capi religiosi il cui riferimento è lo Stato di provenienza, non è un islam religioso che abbia uno statuto proprio".

Legare l'islam allo Stato "Non esiste - ha aggiunto Crociata - un islam unico e nemmeno indipendente dallo Stato". "Allora - ha detto Crociata - far crescere un islam che abbia un riferimento italiano diventa un’esigenza per tutti". Monsignor Crociata si è detto decisamente contrario ad ipotesi, come quella avanzata dalla Chiesa anglicana inglese, di includere, sebbene parzialmente, la sharia, negli ordinamenti giuridici nazionali. "L’orizzonte in cui noi viviamo è costituito dalla nostra Costituzione e dalla cultura italiana e europea". "Qui - ha proseguito - dobbiamo dirci se alcuni valori conseguiti, alcune conquiste che fanno parte della coscienza cristiana e dell’evoluzione civile del nostro Paese e del nostro Continente, come ad esempio i diritti umani, sono veramente irreversibili oppure no, in nome di una convivenza . a questo punto qualsivoglia e sopratutto instabile e mutevole".

No ai matrimoni misti I matrimoni misti tra cattolici e musulmani "non sono da incoraggiare" perché spesso falliscono con "conseguenze a volte drammatiche che possono ricadere sui figli". "I matrimoni misti con musulmani di cui si è occupato un documento dei vescovi italiani, non sono - ha spiegato monsignor Crociata - da incoraggiare, perchè il passare degli anni porta spesso a ritornare alle condizioni culturali e ai rapporti sociali, religiosi e giuridici di origine, con conseguenze a volte drammatiche che possono ricadere sui figli". "Quindi - ha aggiunto - la richiesta è da accompagnare con grande prudenza. L’evoluzione è difficile da prevedere. A sentire i maggiori esperti, stanno nascendo progetti di formazione per le nuove generazioni di musulmani in Italia. Perchè la sfida è questa: rimanere islamici ma integrandosi in una società che non è a maggioranza musulmana. Questo potrà assicurare una possibilità di convivenza".

La Lega insiste sulla moratoria Il capogruppo della Lega nord alla Camera Roberto Cota difendere la sua proposta di una moratoria sulla costruzione delle moschee, in attesa di approvare una legge che regolamenti la questione. Legge sulla quale "abbiamo avanzato una proposta, ma siamo pronti a discutere". "Chiediamo soltanto di fermarci un attimo a riflettere - afferma Cota - in attesa di una legge che regolamenti questo tema. Vogliamo tutelare il diritto di professare una fede, ma vogliamo tutelarci anche noi". Nessuna discriminazione verso l’islam, sostiene Cota, perché la moratoria riguarderebbe "tutte le religioni che non hanno sottoscritte intese con lo Stato". Visto che nell’islam manca un interlocutore unico per stipulare un’intesa, "l’unico modo per intervenire e regolamentare l’attività delle moschee è quello di dare noi delle norme". Ad esempio, "è necessario che gli imam che sono in Italia vengano iscritti in appositi registri e che all’interno delle moschee si parli italiano". Oppure consentire ai Comuni la possibilità di indire referendum per "decidere se si debba costruire o meno una moschea nel proprio territorio". O ancora divieto di aprire scuole coraniche "in orari in cui i ragazzi dovrebbero stare a scuola". Templi e moschee dovranno poi essere costruiti "rispettando le normative italiane e a distanza di almeno un chilometro da chiese e sinagoghe". Queste "sono le nostre proposte - dice Cota - poi chi ha delle idee le renda pubbliche: siamo aperti a modifiche. Ma non ne possiamo più di moschee che crescono come i funghi magari nei garage. L’esigenza di regolamentare tutto ciò che riguarda moschee e religione islamica in Italia non è solo nostra. Ce lo chiedono anche molti amministratori locali di sinistra".