Moschee violente: qui l’islam recluta i suoi «martiri»

La mappa dei luoghi di preghiera sospettati di essere controllati da Al Qaida e meta di un milione di fedeli

Milano - «C’è gente che viene in moschea e dice: io voglio andare a combattere in Irak». Così, tempo fa, parlava Abu Imad, l’Imam della moschea milanese di viale Jenner. Negli stessi giorni, l’allora procuratore aggiunto di Milano Stefano Dambruoso - titolare delle inchieste sul radicalismo islamico - lanciava allarme. «È accertata la presenza di mujaheddin in Italia - disse il magistrato davanti al Copaco - che potrebbero colpire anche nel nostro Paese». Una moschea, luogo per pregare, un’occasione per reclutare.
Non solo Torino. Il video messo in onda nell’ultima puntata di Annozero riapre il capitolo della contiguità tra culto e predicazione fondamentalista. E il fenomeno che investe tutta l’Italia, che tra edifici imponenti e ufficiali (come la moschea di Roma, la più grande d’Europa), e quelli non più grandi di una stanza, ricavati in garage e scantinati, conta 258 tra «centri culturali» islamici e moschee. Luoghi in cui si insegna il Corano, ma anche ventre molle delle incursioni qaediste. È all’interno di queste zone franche, infatti, che la «rete» fa proseliti e si finanzia.
L’Islam italiano è costantemente monitorato dal Viminale. E il report del ministero descrive luoghi di culto islamici presenti in ogni regione italiana, senza eccezione alcuna. E in special modo al nord. I musulmani, infatti, sono più radicati in Lombardia, a giudicare dai luoghi di culto presenti (31). E le moschee di viale Jenner a Milano (di cui era Imam Abu Omar), di Varese e Cremona sono considerate le più a rischio. I seguaci dell’Islam - circa un milione in Italia, di cui più o meno 20mila italiani convertiti - sono presenti anche in Veneto (23 tra luoghi di culto e moschee), Emilia Romagna (22), Lazio (20), Toscana (18), Calabria (22), Campania (14), Sicilia (38) e Piemonte. E quest’ultima è una delle realtà seguite con più attenzione da intelligence e antiterrorismo. Già da tempo.
Kuhaila, l’Imam della moschea di via Cottolengo a Torino (quella ripresa nel video trasmesso da Annozero) è il successore di Bourichi Boutcha, l’Imam titolare di una catena di macellerie espulso nel 2005 dall’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu: durante un sermone spese parole di elogio per Bin Laden e - secondo fonti investigative - promosse diverse collette per finanziare i combattenti islamici. Prima di lui, altri predicatori. Come il leader religioso di Albiano Magra, in Liguria, che tre anni fa finì sotto inchiesta per alcune telefonate intercettate dalla Digos in cui si inneggiava alla «guerra santa» e alla necessità di «uccidere gli infedeli». O ancora, Ben Snoussi Hassine (Imam della moschea di Como) che venne espulso dall’Italia per le prediche inneggianti alla Jihad. E infine Mourad Trabelsi, leader fino a tre anni fa della moschea di Cremona, che venne indicato dagli investigatori dell’antiterrorismo come uno dei referenti italiani di Al Qaida.