Dalla Mosella il Riesling top di Martin

M artin Foradori Hofstätter, vignaiolo, ha sempre avuto (una cosa che ci accomuna) una passionaccia per il Riesling. E per quello buono buono. Stabilito che le sue vigne altoatesine, pur magnifiche, non sono adatte alla produzione di quel vino allo standard minimo che lui concepisce (che è altissimo), ha deciso di produrlo nel tempio del Riesling, in Mosella. Per farlo ha dovuto approfittare della benevolenza del fato, che qualche anno fa gli ha offerto la chance di entrare con una quota societaria in una delle storiche tenute tedesche, Weingut Dr. Fischer-Bocksteinhof, che si trova nel paese di Ockfen, lungo il fiume Saar, ai piedi del famoso Bockstein, vigneto leggendario almeno quanto scosceso. Qui si trova la vigna Saarburger Kupp, talmente ripida da costringere gli agronomi a trattenere ogni pianta con un sostegno di legno e ricca di ardesia rossa, che dà ai Riesling aromi impareggiabili.

Dopo qualche anno di rodaggio, diremmo che Martin può essere finalmente soddisfatto. L'annata 2017 dei vini Dr. Fischer appare infatti strepitosa, almeno a giudicare dal Riesling Trocken (parola che definisce i Riesling più secchi nella scala che ne classifica il valore, zuccherino, in questo caso compreso tra i 4 e i 9 grammi per litro) che è stato il primo a uscire sul mercato nella classica bottiglia affusolata e con l'etichetta supervintage. Un vino giallo paglierino, dal naso floreale e vagamente tropicale e dalla bocca quasi gessosa, dotato di una mineralità quasi tranchant.

«Abbiamo tenuto i nervi saldi durante la vendemmia - spiega Martin - attendendo il tempo soleggiato di ottobre per raccogliere le uve, una scelta che ci ha ripagato pienamente, regalandoci una delle migliori annate di sempre. La Mosella mi sta confermando l'importanza di difendere il concetto di zonazione e di vigna che prima mio nonno e poi mio padre avevano avviato in Alto Adige».