Mosley: "Alla McLaren il bugiardo è Ron"

Dopo la sentenza, intervista al presidente della Fia: "A Budapest fu lui a negarmi la verità. E se ora il team boicotta Fernando riapriremo il processo"

nostro inviato a Spa Francorchamps

Mister Max Mosley, possibile che Alonso sia una spia, un traditore del suo stesso team?
«Conosco quel ragazzo, non è nulla di tutto ciò. Al contrario è stato molto corretto. Di più: di solito, un pilota quando entra in una squadra ne assume i comportamenti, gli atteggiamenti. Lui no, è stato bravo (sott'inteso: è rimasto trasparente)».
Ma che cosa è successo il 5 agosto a Budapest, quando Dennis lascia intendere di aver subìto una sorta di ricatto dal pilota spagnolo?
«Ron mi chiama e mi riferisce che Alonso gli ha appena detto di avere certe informazioni e che lo minaccia di rivelarle alla Fia. A quel punto io gli chiedo che cosa ha risposto al pilota: “Di fare quel che gli pareva”, ribatte Dennis. Gli dico: “Ben fatto”. Poi lo prendo da parte e gli domando: “Ma Alonso sa qualcosa d'importante?”. “No“, mi ribatte lui, “è tutto a posto, non c'è nulla, se solo sapessi qualcosa verrei a dirtelo”. “Bene”, dico io, “allora le sue sono minacce a vuoto”. Solo dopo, quando sono entrato in possesso dei 300 sms della polizia italiana ho scoperto che aveva mentito. Dennis è un bugiardo, non è stato onesto».
Ferito?
«Questo avveniva una settimana dopo il consiglio mondiale del 26 luglio, quando mi aveva guardato dritto negli occhi assicurandomi che tutto era a posto. Lo conosco da 40 anni, faccio fatica a pensare che una persona che conosco da una vita e che mi guarda negli occhi e mi dice “credimi Max, ti parlo in assoluta sincerità”, poi non dica la verità. Poi con gli sms ho capito tutto. E allora ho scritto le lettere ai piloti in cui gli chiedevo di collaborare».
Ma perché concedere l'immunità ad Alonso?
«L'abbiamo data a tutti e tre i piloti McLaren: lui e De la Rosa hanno collaborato, Hamilton non aveva informazioni. L'immunità è stata offerta perché avevamo bisogno del maggior numero di dati, si usa anche nella giustizia ordinaria. Senza di lui non avremmo mai saputo che cosa era realmente accaduto dentro il team. Perché sapevamo degli scambi di email fra Stepney e Coughlan, ma senza la testimonianza di Alonso non avremmo mai saputo di come queste informazioni erano circolate all'interno della squadra».
Trova dunque giusta la pena inflitta al team?
«La giudico molto dura, ma non sufficiente. Avessi potuto decidere io da solo avrei cancellato la McLaren dal mondiale piloti e costruttori di quest'anno e l'avrei tenuta sub judice per il prossimo anno».
Multa vistosa, però: 100 milioni di dollari.
«No, non è così grande come può sembrarvi. O meglio: non è pesante per un team come la McLaren».
Dunque, lei voleva escluderli anche dalla classifica piloti?
«Dico che ora sarà difficile andare da Raikkonen e Massa e spiegare loro che i diretti avversari hanno goduto di un vantaggio illegittimo».
Dennis sta valutando di fare appello?
«Un eventuale ricorso rischierebbe di fargli perdere anche la classifica piloti».
E se in queste quattro restanti gare si notasse che la squadra, di fatto, penalizza o rema contro Alonso?
«Se mi accorgessi che ci sono delle ritorsioni nei confronti di Fernando, torneremmo tutti subito a Parigi. Per un altro Processo. Noi tuteleremo Alonso»