«Mosley vattene» Ma lui ai tedeschi: nazisti eravate voi

Comunicato congiunto di Bmw e Mercedes sul festino hard: «È inaccettabile». La replica del presidente Fia: «La loro rabbia è comprensibile: dopo quanto hanno fatto nell’ultima guerra...»

nostro inviato a Sakhir

Benvenuti nel «gran casino formula uno». Immaginate il deserto, il vento, la sabbia che tutto annebbia, immaginate la notte che cala in fretta e, in mezzo a questo niente, un grappolo di luci e macchine da corsa con i motori spenti e piloti con le bocche cucite. Parlano invece gli sceicchi arabi che non vogliono, «please, faccia a meno di passare...», il presidente dell’auto Max Mosley, il padrone dei motori suicidatosi politicamente in un bordello di Chelsea, mentre un giornale invadente lo filmava nudo, sadomaso e in pose vagamente naziste. E parla lui, il suicidato, che avrebbe fatto bene a star zitto e, soprattutto, vestito. Parlano i costruttori tedeschi, le due storiche nemiche Bmw e Mercedes per una volta a braccetto; parlano anche i giapponesi di Toyota e Honda, «disapproviamo ogni comportamento che possa portare danno all'immagine della F1, in particolare se con risvolti di stampo razzista o antisemita. È necessario che chi ricopre incarichi importanti debba tenere un comportamento integro e rispettoso». Non parlano ancora Ferrari, Renault e Williams: i vertici della rossa continuano a celarsi dietro un «per il momento nessun commento»; idem per i francesi di patron Briatore con una variante: «Presto (oggi, ndr) faremo un comunicato sul tema».
I PILOTI E così per gli attori principali dello show. Si va dal «non dico nulla» di Alonso, al «si dovrebbe dare il buon esempio» di Rosberg ed Hamilton «perché noi stessi giovani cerchiamo buoni esempi...». Quanto ai ferraristi, Raikkonen si limita a un lapidario «ognuno nella vita privata può fare quel che vuole, non sono affari miei, capita che piccole cose vengano ingigantite...» e Massa ammette: «Mi ha fatto impressione... Mosley dimettersi? Non saprei, in questi anni ha fatto molte cose positive...».
SI TORNA A PARIGI Fatto sta, ecco all’imbrunire l’annuncio della Federazione dell’auto, l’unico barlume di chiarezza nel «gran casino F1»: «Il presidente Max Mosley ha chiesto al Senato Fia (guidato da Michel Boeri, suo possibile successore, ndr) di convocare a Parigi l’Assemblea Generale straordinaria (222 delegati per 130 Paesi in rappresentanza di 100 milioni di automobilisti)». In molti ritengono che la seduta verrà fissata entro fine aprile. In Place de la Concorde Mosley porrà la fiducia sul proprio mandato. Nello statuto Fia non esiste la possibilità di far dimettere il presidente che, anche in caso di sfiducia, potrebbe insistere per completare il mandato che scade nell’ottobre 2009. È comunque molto probabile che in caso di voto sfavorevole, Mosley faccia armi e bagagli.
L’IMBOSCATA Intanto, nel «gran casino F1» si fa un gran discorrere di chi possa aver orchestrato il servizio pubblicato da News of the world. Fioccano nomi, ipotesi, dicerie. La certezza, però, è una sola: in questi anni Mosley, nel suo ruolo di presidente moralizzatore, non ha guardato in faccia nessuno (si pensi alla recente vicenda dei cori razzisti contro Hamilton o alla spy story 2007).
MERCEDES E BMW Non a caso, il gran capo della Bmw F1, Mario Theissen, in serata dirà quel che pensano tutti: «Non possiamo trascurare il fatto che la vicenda ha l’aria di essere una trappola e anche questo è inaccettabile». Parole forti, se non altro perché poche ore prima aveva firmato il duro comunicato congiunto con la Mercedes, giudicando «vergognoso» quanto visto sul video: «Ci dissociamo e prendiamo le distanze in modo molto netto. Questo incidente riguarda Max Mosley sia personalmente che in qualità di presidente della Fia, organismo che rappresenta tutti i club motoristici del mondo. Le conseguenze, pertanto, vanno molto al di là dell'industria automobilistica sportiva. Ci aspettiamo una risposta dalla Fia».
IL SECONDO ERRORE DI MOSLEY Ovvero: le dimissioni del presidente. Gesto che non verrà, vista la decisione di Mosley di andare davanti all’assemblea. Di più: poco dopo aver letto il comunicato Bmw-Mercedes, farà sapere: «Data la loro storia, in particolare prima e durante la Seconda Guerra mondiale, comprendo pienamente perché desiderino così fortemente prendere le distanze da tutto ciò... Sfortunatamente non mi hanno contattato prima di fare quel comunicato per chiedermi se era tutto vero». L’accenno allusivo e polemico al passato nazista della Germania è stato il secondo errore del presidente. Forse ancor più grave delle sculacciate in mondovisione.