La mossa choc del pm «I bimbi rom rubano? Arrestate i genitori»

Bambini rom che borseggiano, che si intrufolano in casa per rubare. Sono sempre gli stessi ragazzini che polizia e carabinieri bloccano decine di volte; e decine di volte sono costretti a rimettere in libertà in quanto minori. Un «balletto» frustrante per le forze dell’ordine e per le vittime delle scorribande della banda di zingarelli.
Unanimi i commenti della gente: «Bisognerebbe mettere in galera i loro genitori, quelli che gli insegnano il mestiere e poi li usano come baby-ladri, speculando proprio sull’impunità dei piccoli». Una considerazione di buonsenso, stoppata però dal principio cardine del diritto penale secondo cui la responsabilità è sempre personale. Senza alcuna illegittima forzatura, ma con la sola forza di una lungimirante interpretazione giuridica, un pm della Procura di Padova, Sergio Dini, ha provato ad aggirare l’ostacolo chiedendo al gip l’arresto di alcuni familiari (genitori e nonni) probabili mandanti di tutta una serie di colpi messi a segno da un gruppetto di giovanissimi rom. Si tratta di numerosi furti e rapine (alcune delle quali eseguite con modalità piuttosto violente) avvenuti negli ultimi due anni sempre in territorio padovano.
«L'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del pm - spiegava ieri in prima pagina il Gazzettino di Venezia - è una prima assoluta». Una strada coraggiosa sulla quale però il Tribunale del riesame ha momentaneamente posto un macigno, rigettando l’ordinanza «in attesa di un quadro probatorio più solido».
Sul tavolo del pm Dini erano finiti i fascicoli relativi almeno a venti furti in case e appartamenti, avvenuti in pieno centro a Padova, tra il 2008 e il 2009. A compierli - secondo gli inquirenti - sempre la stessa gang: quattro rom, tre maschi e una femmine con un’età compresa tra i 12 e i 14 anni. Averli colti, in più occasioni, con le mani nel sacco è servito a poco: legge alla mano, la banda era sempre tornata libera nel giro di poche ore. Per stroncare l’attività criminale bisognava individuare gli adulti che manovrano i piccoli. Nei campi rom dove vivono i baby-ladri, le auto di lusso abbondano, ma i proprietari dei macchinoni si dichiarano tutti «nullatenenti». Da qui è partita l’inchiesta. Così ora a incastrarli ci sono varie intercettazioni telefoniche da cui si deduce bene come i bimbi siano semplici pedine manovrate dai grandi. E i burattinai dei raid compiuti dai piccoli rom sono proprio i loro più stretti familiari. Di qui l’incriminazione per «genitori e nonni» dei bimbi con l’accusa di associazione a delinquere e concorso in furto. Formalmente, alla luce dell’ordinanza di custodia cautelare, per i parenti-boss sarebbero dovute scattare le manette; arresti che però non sono mai scattati perché, nel frattempo, i genitori e i nonni degli zingarelli sono fuggiti. La loro «riapparizione» (da contumaci) è avvenuta però attraverso una richiesta presentata al Tribunale del riesame dai legali che rappresentano le persone indagate dalla Procura di Padova. Risultato: l'ordinanza è stata revocata.
«L'inchiesta però - conferma il pm - non si chiude e rimane aperta alla luce anche di nuovi elementi probatori che verranno prodotti dai titolari delle indagini e acquisiti dal Tribunale del riesame per valutare nuovamente il caso». Obiettivo: «Non far decadere le accuse verso i genitori dei quattro piccoli rom che ogni volta in cui venivano presi dalla polizia si rifiutavano di dare le proprie generalità e finivano ospiti di una casa famiglia, da cui puntualmente poi fuggivano». Ad attenderli, fuori, genitori e nonni. Tutt’altro che amorevoli.